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Cari lettori del Giornale del Popolo, a 25 anni dal mio primo arrivo al GdP, accolgo  volentieri l’invito del direttore Claudio Mésoniat a riprendere la penna (ovvero la tastiera) per unarubrica che vi permetta di seguire settimana dopo settimana l’anno presidenziale che ho l’onore e l’onere di vivere da Ticinese alla testa del Consiglio degli Stati. Spero serva anche da incentivo per qualche lettore a rinnovare l’abbonamento onde seguirmi fino in fondo a questa avventura…

 

Che dire di questa prima settimana, che non sia già stato detto nelle cronache e nelle molteplici interviste rilasciate? Beh, intanto rinnovare dal profondo del cuore il ringraziamento che devo a tutti coloro che hanno reso possibile questo momento indimenticabile. Cominciamo dalla famiglia, dagli amici e dai collaboratori che mi hanno assistito (e sopportato…) in tutti questi anni, dalle campagne elettorali ai momenti difficili, dal lavoro parlamentare intenso alle trasferte interminabili. Continuiamo con il Partito Popolare Democratico ed il suo presidente Giovanni Jelmini, che hanno avuto la forza di resistere anni or sono alla tormenta mediatica, consentendomi di proseguire la mia esperienza in Parlamento, malgrado degli errori da cui ho tratto le lezioni necessarie. E terminiamo con il popolo ticinese, che mi ha rinnovato quattro volte la fiducia, con un numero sempre crescente di voti, dandomi la legittimità per parlare a nome del Cantone, e per festeggiare con fierezza con (quasi) tutto il Cantone.

 

Certo: qualche nota stonata c’è sempre, e chi l’ha voluta suonare anche stavolta ne aveva il democratico diritto. Al di là di pochi minuti di amarezza personale, non ha però rovinato la festa né a me, né ai Ticinesi che con me hanno gioito, ma ha certamente dimezzato la portata positiva che questo evento poteva avere oltre S. Gottardo. Ne prendo a testimone le parole del collega Verde di Ginevra: «Ho vissuto tante di queste feste. Qui ti hanno accolto da Consigliere federale, non da presidente degli Stati. E solo oggi ho capito quanto il Ticino senta il bisogno di veder accolta questa sua rivendicazione, e soprattutto di essere considerato alla pari dei potenti Cantoni del Nord».

 

Analisi senz’altro corretta, peccato che metà dei colleghi che sarebbero normalmente venuti se ne siano restati a Berna, e che per molti il ricordo di questa elezione, una volta dimenticata la festa, sarà legato non a questa immagine positiva di un Ticino unito, bensì a due grette polemichette da strapaese. Ma le note belle sono per fortuna ampiamente superiori, per quanto mi riguarda. Cominciamo dalla bellissima serata di lunedì, con una nutrita delegazione di una cinquantina di autorità, amici e familiari giunti dal Ticino per festeggiare l’elezione. Per tutti ringrazio qui i tre Consiglieri di Stato, il Presidente del Gran Consiglio, il Cancelliere ed i rappresentanti di Airolo, Massagno e Melide che hanno affrontato la lunga trasferta per un momento di autentica felicità ticinese sotto la Cupola federale.Proseguiamo con i festeggiamenti di mercoledì, un’esperienza indimenticabile di calore umano, sostegno e amicizia, ad Altdorf, Airolo, Bellinzona, Massagno e Lugano. Le immagini le hanno viste tutti, ma mi sento di dire anche qui grazie di tutto cuore a coloro che hanno sfidato la pioggia ed il freddo per portarmi il loro saluto e il loro affetto. E ovviamente mi scuso con tutti coloro che avrebbero voluto e meritato di esserci, ma non potevano rientrare nelle rigide norme del protocollo cantonale o nello stretto contingente di ospiti autorizzati. Fin qui le impressioni festose. Appuntamento a settimana prossima per le impressioni del lavoro vero, da presidente del Consiglio degli Stati!