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Stiamo ormai entrando nella normalità, se si può definire normale questo genere di vita… Lunedì levataccia e partenza alle 7 alla volta di Berna, dove inizio con un incontro protocollare ricevendo nel mio ufficio l’ambasciatore delle Filippine (martedì sarà la volta di quelli del Qatar e di Israele). Questi incontri fanno parte del rituale per i presidenti delle due Camere, chiamati nell’anno di presidenza a ricevere ciascuno una cinquantina di ambasciatori. Sono chiaramente momenti formali, di poco superiori alla mezz’ora, ma vanno preparati con attenzione, studiando il Paese in questione e lo stato attuale delle sue relazioni con la Svizzera, pronti se del caso a ricordare una pendenza che ci interessa o a rispondere alle richieste dell’ospite. Buona parte dei diplomatici sarebbero lieti di poterti invitare nel loro Paese per una qualche conferenza internazionale o per una visita bilaterale: a non avere altro da fare ci sarebbe da passare l’anno in simili missioni. Bisognerà invece per forza limitarsi ad alcune priorità, valutate attentamente insieme al Dipartimento federale degli Affari esteri.

Interessanti comunque i tre colloqui di questa settimana: le Filippine, democratizzate 25 anni or sono e sempre impegnate nella corsa contro il tempo fra crescita economica e crescita della popolazione che si mangia i benefici della prima; il Qatar che si sviluppa a gran ritmo reinvestendo con intelligenza i proventi del suo petrolio e del suo gas (ma con ormai meno di un sesto della popolazione che è di nazionalità qatari); e Israele sempre ancora in cerca di una pace introvabile, complice anche un sistema politico interno arcaico e che porta all’instabilità e alla frammentazione delle forze. Ma la settimana si caratterizza anche per tre grossi oggetti politici che impegnano per lunghe ore il Consiglio: il preventivo 2013, la nuova politica agricola 2014-17 e la nuova  legge sulla protezione del “marchio svizzero” e sulle infinite e sottili condizioni per potersene avvalere. Ne risultano dei dibattiti fiume, che inchiodano… il presidente al suo scranno per ore  interminabili! Gli altri membri del Consiglio possono alzarsi, uscire un attimo in anticamera, recarsi in bagno o al caffè, ricevere ospiti, leggere il giornale, parlare d’altro: il presidente no.

Beh, è una giusta punizione, mi dico, pensando che nei tredici anni precedenti – pur non essendo per niente un assenteista – mi ero sempre molto mosso, e spesso occupato di tre cose alla volta… Il massimo si raggiunge il mercoledì con una seduta pomeridiana (poco frequente gli Stati): presiedere per nove ore filate – dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 19, rappresenta senz’altro un bell’esercizio di concentrazione!

Non meno intensa la giornata di giovedì, con lavori dalle 8 alle 13 e poi trasferta a Zurigo e Hinwil per i festeggiamenti del neopresidente della Confederazione Ueli Maurer. Apprendo che Maurer stesso avrebbe esitato a confermare i festeggiamenti (costati 250 mila franchi al Cantone e qualche decina ai due Comuni e all’esercito). La discussione zurighese ha un qualcosa di “déjà vu”… Personalmente me ne sarei anche stato comodamente a Berna, ma vedendo la gioia spontanea della popolazione strada facendo e particolarmente sulla piazza di Hinwil mi sono riconfermato nella mia convinzione che sia giusto festeggiare. Non lo si fa per il festeggiato, per il suo partito o per le sue idee politiche. Lo si fa per la gente, per il suo Comune ed il suo Cantone, che esprimono con fierezza la propria gioia e la propria partecipazione ad un alto momento di vita civica, democratica e nazionale. È proprio vero che “non di solo pane vive l’uomo”, ma anche e soprattutto di simboli, di valori, di identità. Vale a Zurigo, e valeva anche in Ticino due settimane prima!