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Iniziata domenica 23 con la fenomenale rimonta dell’HCAP contro il Bienne nella partita più bella dell’anno – era il regalo migliore che i ragazzi potessero fare al loro presidente e a tutti i loro tifosi – questa settimana di Natale sarà probabilmente l’unica dell’anno presidenziale senza impegni diretti. Ottima occasione per riordinare le idee ed affrontare la mole impressionante degli auguri pervenuti, vuoi per la nomina vuoi per le feste di fine anno. Alcuni sono auguri standard quasi “industriali” e poco significativi, altri invece sono molto personalizzati ed esprimono la reale e affettuosa partecipazione di tanta gente, dai semplici cittadini e amici personali fino ai Municipi in corpore di diversi Comuni ticinesi.

Lo stesso pensiero lo faccio durante questa settimana di ritiro sciistico, in quel di Zinal (VS), dove mi rifugio come ogni anno per ritrovare un po’ di tranquillità natalizia. Ebbene, quest’anno vengo fermato ad ogni piè sospinto da cittadini di tutti i Cantoni, lieti di salutare e congratulare il presidente degli Stati. È chiaro che non salutano Filippo Lombardi come persona – ed è saggio tenerlo ben presente nella mente, perché l’anno prossimo non sarà più così, giustamente – ma salutano l’Istituzione che per quest’anno mi è dato rappresentare.

Di questo principio ogni tanto dobbiamo ricordarci: non di solo pane vive l’uomo. Vale per l’insegnamento evangelico ad ascoltare la parola di Dio, ma vale anche per le nostre molto più banali realtà terrene. L’uomo e il cittadino, al di là delle loro necessità materiali, hanno bisogno anche di simboli, di elementi di identificazione e di appartenenza. Fra questi, ai Presidenti della Confederazione e delle due Camere del Parlamento, spetta il compito di rappresentare il nostro Paese nell’immaginario collettivo. Noi che non abbiamo né re né regine, sappiamo bene che queste  nostre funzioni durano solo un anno, poi passeranno democraticamente ad altri.

Quindi restiamo con i piedi per terra e sappiamo che gli onori non sono destinati alla nostra persona ma all’Istituzione che per un attimo abbiamo l’onere di rappresentare, con il suo carico di impegni anche pesanti. Proprio per questo sono stupide oltre che meschine le recriminazioni sui costi – sempre comunque modesti, perché siamo in Svizzera – di questo o quest’altro festeggiamento (anche a Zurigo per Ueli Maurer si son sentiti alcuni commenti deludenti). Perché non si celebra in tali occasioni nessun “culto della personalità”, ma semmai il culto di una Comunità che ha il dovere di ricordare la propria esistenza e di vivere con partecipazione popolare il giustificato orgoglio della propria identità.