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Passate in sorprendente tranquillità le feste – malgrado i Servizi avessero insistito molto sulla raggiungibilità permanente dei Presidenti delle Camere in caso di crisi… – ed assolto il doveroso rito di una fugace presenza alla Coppa Spengler quest’anno più bella che mai, il 2013 è iniziato con una piacevole sorpresa. Il sindaco di Anniviers (il mio “buen retiro” invernale da una decina d’anni), l’amico ed ex-collega agli Stati Simon Epiney, ha organizzato infatti una serata informale, ovviamente a base di raclette e vini vallesani, per una dozzina di ospiti più o meno illustri del suo Comune: parlamentari e alti funzionari in carica o in pensione, un ex-comandante delle Guardie svizzere e, quale ospite d’onore accanto a me, il ministro delle Finanze del Lussemburgo, Luc Frieden, socialcristiano e braccio destro di Jean-Claude Junker da una quindicina d’anni. L’incontro non poteva cadere meglio, in questo momento di tensione fra la Svizzera l’Unione europea in merito alla contestata prosecuzione della via bilaterale: appena prima di Natale è giunto lo sgradevole svegliarino della vicepresidente della Commissione europea, Viviane Reding, alla Svizzera accusata una volta ancora di voler solo continuare a “piluccare le uvette” a furia di trattati bilaterali nei campi di suo interesse, schivando l’oliva dell’adesione all’Unione o perlomeno di un accordo quadro di ripresa automatica del diritto come sarebbe l’adesione allo Spazio Economico Europeo.

Per non dire del contenzioso fiscale e bancario che non accenna a placarsi. Con piacere ho trovato un interlocutore molto amichevole e vicino alle preoccupazioni della Svizzera, che conosce bene essendo fra l’altro detentore da alcuni anni di un appartamento di vacanze proprio ad Anniviers. Anche il Lussemburgo deve infatti resistere con molte difficoltà alla pressione europea contro il suo segreto bancario e per l’introduzione forzata di uno scambio automatico di informazioni. Ma ovviamente, e malgrado conti solo mezzo milione di abitanti, la sua posizione è più forte su numerosi dossiers in quanto membro fondatore dell’Unione.

Capisce però pienamente la posizione svizzera, e in fondo la preferisce a quella di taluni Paesi membri che pur essendo tali, cercano di chiamarsi fuori ogni volta che possono (mi viene in mente il Regno Unito), oppure di quelli che applicano molto meno della Svizzera le direttive comunitarie e gli accordi europei (e attorno al Mediterraneo ve ne sono diversi). Il consiglio amichevole di Frieden /– che scopro essere un vero amico della Svizzera – non è in fondo molto sorprendente, ma dovremmo ricordarcene più spesso. Di fronte ad una Commissione europea che pecca di evidente rigidità centralistica e sordità verso le specificità nazionali (già dei suoi membri, non parliamo della Svizzera), il nostro Paese avrebbe tutto interesse a sviluppare una più attiva politica di relazioni privilegiate con taluni Paesi membri dell’Unione, per loro stessa natura molto meno centralistici e più sensibili alle nostre esigenze. Certo, per farlo bisogna sviluppare un’intensa attività diplomatica europea che negli scorsi anni, sotto la ferula irrequieta di Madame Calmy-Rey, abbiamo un po’ trascurato.

C’è da sperare che l’assennato Didier Burkhalter riesca a riprendere il bandolo della matassa, e che i vari consiglieri federali e presidenti di partito la smettano di uscirsene ciascuno con un’idea diversa al mese, rendendo del tutto impossibile lo sviluppo di una credibile e condivisa linea negoziale elvetica. Intanto ringraziamo Luc Frieden: un amico che capisce e accetta lo statuto particolare della Svizzera non è certo di troppo, nel gremio dei ministri europei delle Finanze.

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