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La settimana inizia lunedì con un impegno bernese che non è direttamente politico, ovvero la serata dei presidenti dei club di hockey di LNA che discutono a ruota libera sul futuro della Lega. Molti buoni propositi, ma chiaramente il mio club è ormai sul banco degli amici scomodi per diversi motivi, e non riuscirà tanto facilmente a togliersene…

Martedì è il giorno degli ambasciatori: ricevo in rapida successione quelli di Belgio, Italia e Francia. Sostanziale positività, ma anche segnali di chiara aspettativa per uno sblocco dei rapporti istituzionali fra Svizzera e UE. I Paesi fondatori dell’Unione dicono di volerci rimanere amici, ma ci segnalano al contempo che in Europa pochi ormai ci capiscono…

Mercoledì volo in Super Puma a Davos con Ueli Maurer e Didier Burkhalter per il Forum Economico. Due le impressioni dominanti dei tre giorni passati lassù, in un’atmosfera surreale da “bazar planetario” con centinaia di conferenze, seminari, panels, ricevimenti… Da una parte una serie eccezionale di incontri di alto livello, con profili estremamente diversi: dal serio e riflessivo Mario Monti, al volitivo e iper-dinamico tribuno David Cameron, alla pacata ma inarrestabile corazzata Merkel, al vecchio saggio novantenne Simon Perez, al sempreverde Henry Kissinger, all’affascinante regina Rania di Giordania, al fine diplomatico Ban Ki Moon, al sibillino Bill Gates…

Lo ammetto volentieri: mai mi era capitato – e probabilmente mai più mi capiterà – di incontrare in così pochi giorni così tante personalità di assoluto livello mondiale. Ma la seconda impressione va menzionata alla pari, perché riguarda tanto me quanto il mio Paese. Improvvisamente ti rendi conto che, se pur conti qualcosa in Ticino e in Svizzera, qui sei veramente nessuno. Ossia: vieni cortesemente salutato nei discorsi d’apertura – non foss’altro perché il Parlamento svizzero ha votato i crediti e l’appoggio dell’esercito al Forum – ma poi scompari nel bailamme. E ti accorgi che conti come il tuo Paese, buono per il ruolo di albergatore che offre alloggio,sicurezza e cioccolato ai 2500 ospiti del jet-set mondiale, ma poco più.

Nessuno dei pur numerosi eventi nazionali o regionali proposti tematizza la Svizzera, pochissimi gli Svizzeri chiamati quali relatori. Questo “bagno di umiltà” è certamente utile per la manciata di politici elvetici presenti,ma dovrebbe al contempo suscitare una riflessione ed una reazione che per ora mancano totalmente in questo nostro Paese, bello e simpatico ma troppo convinto di essere l’ombelico del mondo e di poter andare avanti ancora a lungo nella sua “splendid isolation”.

Fra i pochi incontri veramente approfonditi che riesco a fare, spicca un’oretta in “tête-àtête” con la vicepresidente della Commissione Europea, la lussemburghese Viviane Reding che prima di Natale aveva fatto colpo con la sua intervista alla ‘‘Sonntagszeitung’’, molto critica verso le lentezze della Svizzera che pensa ancora di “piluccare le uvette” negoziando accordi bilaterali favorevoli, quando questa fase ormai sarebbe tramontata.

L’occasione è propizia per rispiegarle – ma lo sapeva già, avendo anche lei il suo appartamento di vacanza in Vallese! – che non vi sono molte alternative, poiché il popolo svizzero non accetterà nel prevedibile futuro un’adesione all’UE, ma probabilmente nemmeno un secondo tentativo per uno Spazio Economico Europeo che impone quasi gli stessi obblighi senza nemmeno la possibilità di partecipare alle decisioni.

Siccome non è immaginabile (anche per gli interessi dell’UE) un vero e proprio isolamento elvetico, siamo chiamati da ambo le parti a dar prova di creatività facendo evolvere la via bilaterale in modo che diventi accettabile per l’UE senza smettere di esserlo per la Svizzera. Questo lavoro – lungo e spinoso – va svolto comunque nella dignità e nel rispetto reciproco, senza ricatti né pressioni del più grosso sul più piccolo, come ricorda giustamente il presidente Ueli Maurer nel suo saluto d’apertura, ben compreso dagli ospiti stranieri ma inevitabilmente criticato da certa stampa svizzera…