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Settimana molto « bernese », con quattro giorni a Palazzo, non tanto per gli impegni presidenziali quanto per due Commissioni da due giorni ciascuna, quella dei Trasporti e Telecomunicazioni e quella delle Istituzioni Politiche.

Nella prima ci occupiamo a lungo – ascoltando anche i nostri tre operatori Swisscom, Orange e Sunrise – delle tariffe di “roaming” eccessive che gli Svizzeri sono chiamati  pagare quando telefonano col cellulare dall’estero.  Il malcontento è noto, anche negli atri paesi, per questo latrocinio sistematico che tutte le compagnie del mondo praticano a scapito dei malcapitati turisti e uomini d’affari in viaggio all’estero. L’Unione europea è corsa ai ripari con direttive che hanno obbligato gli operatori a scendere. Quelli svizzeri hanno spontaneamente seguito, anche se restano mediamente ancora superiori gli altri, ma questo a causa delle tariffe penalizzanti che i loro partner nei diversi paesi applicano alla Svizzera in quanto non membro dell’UE, dicono. Concludiamo a maggioranza rinunciando a chiedere al Consiglio federale di fissare per legge questi prezzi, il che sarebbe contrario alla nostra prassi e all’evidenza di un mercato in forte concorrenza che si muove comunque più in fretta dello Stato. Chiediamo però al Governo entro l’anno prossimo un rapporto che mostri i miglioramenti in atto e dica se una misura dirigistica sarebbe ancora necessaria.

Più interessante per il Ticino uno dei temi in discussione alle Istituzioni politiche, giovedì e venerdì: si tratta del penultimo atto della lunga saga delle rivendicazioni ticinesi per un Consiglio federale a 9 membri. Dopo che a dicembre scorso gli Stati avevano definitivamente affossato la Riforma della Direzione dello Stato,  trascinata per un decennio senza produrre altro che l’aumento di qualche Segretario di Stato (ovvero alto funzionario nominato dal Governo, non ministro politicamente eletto dal Parlamento) le speranze di riaprire il discorso dando seguito all’iniziativa cantonale ticinese del 2010, sin qui congelata, erano minime.

Invece, a sorpresa degli stessi membri ticinesi – Fabio Abate e chi vi parla, che la vedevano molto più “tirata”  – la Commissione ha deciso con un insolito 9:3 di rilanciare il discorso. Chiaramente questa non è una garanzia che i due Plenum (Stati a marzo, indi Nazionale) ci seguano, anzi la battaglia sarà durissima. Ma è una prima significativa indicazione che la rivendicazione della Svizzera italiana per un proprio membro (su 9 le chances sarebbero  nettamente migliori, anche senza arzigogolati vincoli linguistici) comincia a farsi sentire. Continuiamo la battaglia, fra un mese e mezzo si vedrà.

Due incontri internazionali non possono comunque mancare in settimana, con il ricevimento ufficiale del Corpo diplomatico presso l’ambasciata d’Egitto, occasione utilissima per farsi un’idea più precisa su quanto avviene in Medio oriente (ma ci ritorneremo un’altra volta) ed una cena con un’ex responsabile dei trasporti stradali e ferroviari nel Governo tedesco, che mi permette di aggiornare le mie informazioni sugli ostacoli chel trasferimento delle merci su rotaia incontra e continuerà a incontrare in Germania ed Italia, malgrado la Svizzera abbia costruito e integralmente finanziato AlpTransit.