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Ultima settimana prima della Sessione primaverile delle Camere federali. Ai tempi d’oro – ovvero ancora ai miei inizi in Parlamento – la settimana precedente e quella seguente la Sessione erano libere da riunioni a Berna, onde permettere ai deputati di liquidare i loro altri impegni e potersi poi dedicare pienamente per tre settimane al Parlamento. Come tutte le tradizioni, anche questa purtroppo si perde, e ormai assistiamo a sedute commissionali fino al venerdì precedente e già dal lunedì seguente la Sessione!

Così mi sorbisco lunedì la Commissione Trasporti e martedì la Commissione Istituzioni politiche, nella quale peraltro mi tocca presentare i risultati della mia sottocommissione sul progetto di nuova Legge sugli Svizzeri all’estero, frutto di due mei atti parlamentari degli scorsi anni. La Commissione entra in materia e l premesse sono buone per arrivare entro l’anno ad adottare questa legge, che alcuni scherzosamente già  chiamano la “lex Lombardi”…

La settimana mi offre però l’occasione di incontrare ben quattro ambasciatori. Nel mio ufficio ricevo quelli di Romania, Azerbaigian ed Iran, mentre al suo ricevimento mi accoglie quello del Kuwait. Occasioni sempre privilegiate di discussione e scambio anche approfondito – a condizione di neutralizzare i nostri severi addetti al Protocollo, che vorrebbero limitare i colloqui alla rigida mezz’ora protocollare – questi incontri sono un’autentica finestra sul mondo e un raro privilegio di quest’anno presidenziale.

Ho visitato due volte la Romania lo scorso anno, e mi faccio aggiornare dall’ambasciatrice sulla situazione certo non facile di un Paese spaccato fra il Presidente di centro-destra, eletto e legittimato dal popolo, e il Governo di centro-sinistra che vanta pari legittimità. Un buon motivo per dubitare dell’opportunità di elezione popolare del Consiglio federale, come richiesto dall’omonima iniziativa popolare sulla quale voteremo presto in Svizzera! A parte ciò, la Romania fa chiaramente parte dei “nuovi paesi membri” dell’Unione Europea, vittime della clausola di sicurezza che abbiamo fatto scattare per frenarne l’immigrazione. Più che la misura in sé – che riguarda relativamente poche persone – ancora una volta mi colpisce la percezione di discriminazione rispetto al resto dell’UE che questi Paesi risentono, allontanandosi di conseguenza dalla Svizzera che pure avrebbe bisogno di amici nell’Unione!

L’ambasciatore di Azerbaigian mi porta l’invito ufficiale a visitare il suo Paese quale primo presidente del Consiglio degli Stati: vedremo di accontentarlo… Con quello di Iran il discorso è particolarmente interessante: ha la mia stessa età, è stato come me direttore di radio e TV locali, è un buon musulmano e premette che mi rispetta pienamente quale cristiano, siccome siamo tutti fratelli in Abramo. Altrettanto vale per gli ebrei, terza grande religione monoteista, primo popolo del Libro… Gli chiedo se vale anche per lo Stato di Israele, e la risposta è fulminante: questo non c’entra, il Sionismo è altra cosa, è guerrafondaio e al servizio deli Stati Uniti, ha espropriato i Palestinesi e li sta affamando, è una minaccia per l’Iran. Spezzo ugualmente una lancia per una soluzione negoziata con due Stati in Palestina, ma mi rendo conto che le chances sono a dir poco ridotte.

La settimana si conclude con il giovedì a Berna per la manifestazione congiunta di Infrawatt (che presiedo) con l’associazione degli Impianti di depurazione d’acqua, volta a discutere con Doris Leuthard le future condizioni di questi impianti – che consumano parecchia energia ma ne producono e recuperano potenzialmente anche di più – nella Strategia energetica 2050, nonché ad assegnare la “Médaille d’eau” destinata agli impianti più performanti della Svizzera. I premiati sono ben 24, di cui uno solo dalla Romandia e nessuno dalla Svizzera italiana. Abbiamo ancora parecchia strada da fare, a Sud delle Alpi!

Il venerdì è poi riservato al Comitato di Pubblicità svizzera – altra associazione nazionale che presiedo, stavolta a Zurigo – e all’incontro trimestrale con il Comitato della Conferenza dei Governi Cantonali (KdK). Vi ricompare, per la prima volta dopo Luigi Pedrazzini, un Ticinese nella persona di Norman Gobbi, cui dò ovviamene un cordiale benvenuto. I Cantoni hanno l’impressione che il federalismo si stia sgretolando e che il loro Santo protettore, il Consiglio degli Stati, li dimentichi troppo spesso a favore di soluzioni centralizzatrici. Con i miei colleghi dei Bureau degli Stati promettiamo di vigilare… per quanto possibile.

A coronamento del tutto passo sabato sera e domenica a Zurigo, al Forum economico e finanziario russo in Svizzera, che da qualche anno viene tradizionalmente aperto dal Presidente degli Stati. Ottima occasione per tastare il polso alla realtà russa, ma ne parleremo un’altra volta.