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Settimana pasquale diversa dal solito: niente trasferte a Berna, bensì trasferta in Qatar per inaugurare – in sostituzione del Presidente della Confederazione – la nuova Ambasciata svizzera a Doha. L’occasione è particolarmente importante per riaffermare l’importanza di una politica estera della Svizzera fatta non solo di (stucchevoli) polemiche bancarie e fiscali, ma capace di esprimere una propria identità e una forte dinamica internazionale, al di là della spinosa questione europea che troppo spesso ci paralizza.

Dai pochi giorni trascorsi a Doha e dagli intensi colloqui con Sua altezza l’Emiro Hamad bin Khalifa Al-Thani, con il Primo ministro e ministro degli esteri, con il mio omologo presidente del Parlamento (in verità un Consiglio consultivo nominato dall’Emiro e non ancora eletto dal popolo, cosa però prevista a partire dal 2015), con il Ministro della cultura e con il Viceministro degli esteri, o ancora con la direzione dell’emittente Al Jazeera, traggo la chiara percezione che la Svizzera è altamente stimata in questa parte del mondo.

L’apertura reciproca delle Ambasciate (anche quella del Qatar verrà presto inaugurata a Berna) è il naturale coronamento di 40 anni di relazioni diplomatiche, iniziate subito dopo l’indipendenza del paese dal  Regno Unito nel 1971. Essa fa seguito logicamente al crescente interscambio economico, che vede numerose  imprese svizzere attive in Qatar, dal Credit Suisse all’ABB, da Implenia e Holcim – interessate alla costruzione della nuova metropolitana di Doha – a Nestlé e a diversi altri gruppi industriali, senza contare studi legali e fiduciari particolarmente attivi.  Dal canto loro gli investitori del Qatar hanno da tempo messo piede in Svizzera soprattutto nel ramo alberghiero, dal Bürgenstock allo Schweizerhof di Berna, passando da Losanna e dal Ticino (Serpiano). Ma soprattutto è palpabile l’interesse della popolazione del Qatar – che dispone di uno dei massimi redditi al mondo, attorno ai 100 mila franchi annui pro capite  – per un turismo di qualità che la porta di preferenza in Svizzera, dove hanno studiato per anni diversi dei suoi dirigenti.

Questo naturale interesse vicendevole si consolida non appena si pensi alle caratteristiche dei due paesi, molto simili ancorché a migliaia di km di distanza e in condizioni geografiche e climatiche diametralmente opposte.  Svizzera e Qatar sono entrambi paesi relativamente piccoli e neutri, ma benestanti ed economicamente molto dinamici, portati per loro natura a mediare fra i paesi più grandi e potenti, privilegiando il compromesso e la costruzione della pace rispetto alle soluzioni di forza.

Il Qatar, piccolo paese ricco e staile, si ritrova così a giocare un importante ruolo di nuova “Svizzera del Medio Oriente”, dopo il triste destino che ha tolto questa funzione tradizionale al Libano. La guerra civile conclamata in Siria gli impone ora di assumere delle responsabilità di cui forse avrebbe fatto volentieri a meno, ma che lo mettono in posizione di arbitro e di riferimento regionale. Prova ne sia l’attuale Presidenza della Lega araba, che l’ha portato ad ospitare il recente summit di Doha, nel quale è stata presa la storica decisione di riconoscere ormai come legittima rappresentante della Siria l’opposizione – ancorché confusa e disorganizzata – al posto del vacillante regime di Assad.

Bene ha dunque fatto la Svizzera, in questa situazione esplosiva, a chiudere la propria ambasciata a Damasco, trasferendo quasi subito a Doha il proprio eccellente ambasciatore Martin Aeschbacher , uno dei pochi ambasciatori della regione a parlare perfettamente l’arabo. C’è chiaramente moltissimo da fare nella regione, per evitare un bagno di sangue in Siria come per costruire la pace in Palestina e per salvaguardare un minimo di coesistenza fra le diverse e contrapposte componenti del mondo arabo-islamico.

La Svizzera – che non è una potenza militare, ma è apprezzata per il suo equilibrio ed il suo ruolo umanitario – ha un ruolo importante da giocare, e può trarne indubbio beneficio. A condizione di non continuare sempre e soltanto a guardarsi l’ombelico…