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Si chiude una settimana molto particolare, non tanto per le discussioni attorno ai problemi dell’HCAP (cercherò in altra sede di spiegare ancora una volta a chi tuttora non vuol capire) o per le consuete due giornate di commissione a Berna, o ancora per il dibattito radiofonico con Christoph Blocher alla DRS sull’iniziativa per l’elezione popolare del Consiglio federale…

Questa volta la notizia che segna la settimana viene dall’estero e più precisamente da Roma, dove il mio amico di gioventù Enrico Letta viene prima incaricato e poi proclamato nuovo capo del Governo. Una buona notizia per l’Italia, che trova finalmente un ampio accordo per uscire dal pantano post-elettorale nel quale si dibatte da due mesi e per affrontare finalmente la crisi economico-finanziaria che la attanaglia da anni.

Inutile nasconderselo: la sfida per il governo Letta sarà durissima, le imboscate dietro ad ogni angolo, il disastro economico soffocante. D’altronde qualcosa bisognava pur tentare, e per una volta la politichetta dei partiti, delle correnti, delle cariatidi e delle prime donne sembra aver lasciato il posto ad un tentativo serio e in apparenza solido di costruire anziché di distruggere.

La notizia è buona anche per la Svizzera e ancor più per il Ticino, di fronte alla volontà chiaramente indicata dallo stesso Letta nel “Forum per il dialogo Italia-Svizzera” dello scorso gennaio (di cui avevo riferito nella cronaca della Settimana 8, GdP del 21.01.2013) di riaprire quanto prima il negoziato con la Svizzera per un accordo complessivo sul contenzioso fiscale aperto da troppo tempo.

Proprio nei giorni della proclamazione del governo mi trovo a San Marino, per un seminario dell’Istituto internazionale Jacques Maritain sul tema “Educare alla Politica”. Inevitabile l’analisi della nuova compagine, che qualcuno con ironia definisce un “quasi monocolore democristiano”. Certo, i volti a nme noti abbondano. Cos’hanno infatti in comune il premier Enrico Letta, il suo vice Angelino Alfano, Dario Franceschini (ministro dei rapporti col Parlamento e di fatto coordinatore governativo) e Maurizio Lupi (trasporti e infrastrutture)? Semplice: sono tutti ex dirigenti giovanili DC! Lo è del resto anche il “gran rottamatore” del PD Matteo Renzi.

Come dire – ironizza qualcuno – che la gioventù DC conduce a tutto, a condizione di uscirne a tempo… Più seriamente, a me pare che la fine della Prima Repubblica e l’implosione della vecchia DC abbiano di fatto lasciato orfani una squadra di giovani preparati e sinceramente impegnati, che hanno dovuto attraversare un lungo deserto ed una dolorosa diaspora fra diversi partiti. Oggi si ritrovano fra i pochi quarantenni preparati e competenti, con una cultura politica ed un elevato senso dello Stato che offrano loro le basi per tentare un rilancio del Paese cercando il consenso e non lo scontro feroce che hanno marcato l’ultimo ventennio, non tanto per l’anomalia berlusconiana quanto per l’improvvido passaggio ad un sistema maggioritario manifestamente inadeguato all’Italia.

La DC avrà avuto molte colpe (non tutte quelle che le sono state attribuite) ma ha pur lasciato qualche eredità di valore. Dovrebbero pensarci tutti coloro che oggi ritengono inutile “educare alla politica”, e la lasciano in balia di avventurieri e faccendieri di ogni risma, oppure la sacrificano sull’altare di quell’antipolitica che ormai va di moda in molti paesi.

L’ami Enrico Letta