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Si parte bene domenica sera, con una cena d’onore di “ticino Sapori” allo Splendide di Lugano. Ospite d’onore – per ricambiare la recente visita del Ticino turistico e gastronomico a Berlino – l’ambasciatore di Germania a Berna, Peter Gottwald. A me il compito di fargli da vicino di tavola, sottolineando come i rapporti fra Germania e Svizzera, molto raffreddati negli ultimi due anni, stiano finalmente riprendendo a riscaldarsi un pochino. Gottwald, sposato ad una Svizzera, è sicuramente un ambasciatore capace di andare oltre alle formalità diplomatiche per contribuire attivamente ad una migliore comprensione fra i due Paesi, ed ha attivamente facilitato la visita che il presidente del Bundesrat Winfried Kretschmann mi ha fatto due mesi or sono, trent’anni dopo l’ultima visita simile.
Lunedì e martedì sono riservati (ahimè) alle operazioni di ricerca fondi per l’Ambrì-Piotta, che cominciano a dare qualche frutto, e mercoledì e giovedì mi trovo invece ad Interlaken e allo Jungfraujoch per i 100 anni del VSS, l’associazione svizzera dei professionisti della strada e dei trasporti che mi hanno invitato a tenere il discorso ufficiale. Occasione per sottolineare come le infrastrutture di trasporto (tanto stradali quanto ferroviarie) siano state determinanti nella storia per la nascita e o sviluppo della Confederazione, e rimangano oggi ancora uno degli atout principali che possiamo giocare per assicurarci prosperità in futuro, pur non disponendo di materie prime né di sbocchi sul mare, e pur dovendo assistere alla progressiva erosione del vantaggio competitivo che il segreto bancario garantiva alla piazza finanziaria.
Per costruire questo futuro dobbiamo però avere il coraggio di uscire dalle guerre di religione fra ferro e gomma, creare consenso attorno a precise priorità a breve, medio rispettivamente lungo termine, darci i mezzi per finanziare queste infrastrutture senza interruzioni nei prossimi decenni (tramite in fondo ferroviario ed un fondo stradale regolarmente alimentati) e infine ridurre a tempi più ragionevoli le interminabili procedure ricorsuali che generano costi inutili e soprattutto permettono di bloccare quasi tutto in questo paese.
Cambio di scenario venerdì mattina, quando ho l’onore e il piacere di inaugurare la BEA – l’esposizione annuale di Berna – insieme al presidente della Confederazione e alla collega presidente del Nazionale Maya Graf. Cerimonia molto carina e spiritosa, con tanto di Massimo Rocchi in grande spolvero, per questa mostra che sa unire in modo notevole la tradizione agraria regionale con una vivace e sorprendente modernità, incarnata in scenografie ed effetti video e luci. Una bella riprova di vitalità intellettuale ed economica per il Cantone della Capitale, troppo spesso identificato solo con la sonnecchiosa burocrazia statale…
Da Berna a Manno, per arrivare appena in tempo alla Giornata cantonale dell’energia promossa dall’ESI, dove mi tocca – in qualità di presidente dell’associazione mantello svizzera Infrawatt – riferire sul contributo delle infrastrutture pubbliche (termovalorizzatori, approvvigionamento di acqua potabile ed eliminazione di acque reflue, teleriscaldamenti ecc.) per raggiungere gli ambiziosi obbiettivi della Strategia energetica 2050. A oggi queste infrastrutture forniscono i tre quarti del totale dell’energia proveniente dalle cosiddette “nuove fonti rinnovabili”, ed il loro contributo nei prossimi anni può essere ancora raddoppiato, onde permetterci di raggiungere almeno l’obbiettivo intermedio del 2020. Dopo di me tocca al presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli presentare il nuovo Piano Energetico Cantonale, mentre conclude i lavori la ministra dell’energia Doris Leuthard, con una convincente prestazione in italiano, pur dovendo ancora restare sul vago in alcuni campi, poiché il messaggio del Consiglio federale arriverà solo dopo l’estate, e le sorti del successivo dibattito parlamentare non sono ancora segnate.
La settimana si conclude sabato con una riuscita Assemblea della Società ticinese degli ufficiali, che permette di rifare il punto sulla politica di sicurezza ma anche su quanto il Ticino si attende sempre ancora da Berna anche nel campo delle infrastrutture militari. Il discorso di fondo, in questo campo come in tutti gli altri, resta sempre il medesimo: come politici federali siamo impegnati a pensare e progettare al meglio il futuro delle Confederazione, senza dimenticare le nostre radici ed i bisogni specifici del nostro Cantone di origine. Trovare l’equilibrio fra queste due esigenze è il segreto di una politica efficace, veramente utile alla nostra gente e al nostro territorio.