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Settimana di nuovo quasi tutta bernese, iniziando con due giorni di Commissione. Lunedì quella delle Istituzioni politiche, dove terminiamo quella che i colleghi chiamano scherzosamente la “lex Lombardi”, ovvero la nuova Legge sugli Svizzeri all’Estero (LSE), frutto di una mia iniziativa parlamentare e ormai pronta per la procedura di consultazione dopo un anno di stesura. Fra quattro mesi vedremo in base alle risposte quanto sarà necessario cambiare nel testo, poi seguirà l’esame nelle due Camere e l’entrata in vigore verso il 2015 (poco probabile un referendum). È un privilegio abbastanza raro, quello di poter seguire dall’inizio alla fine una propria legge.

Segue martedì quella dei Trasporti e delle Telecomunicazioni, con il sempiterno problema dei costi di roaming per l’uso di cellulari svizzeri all’estero, e con le ricorrenti proposte del Consiglio federale di abolire l’aiuto indiretto alla stampa tramite tariffe postali agevolate (una sorta di mostro del Loch Ness, che riappare per la settima volta in dodici anni, malgrado le Camere abbiano costantemente respinto l’idea, segnale di scarso rispetto da parte del Governo).

Intermezzo ticinese mercoledì con le consuete riunioni preparatorie della Deputazione e con il Consiglio di Stato per l’imminente Sessione estiva, nonché con l’Assemblea generale della Società Elettrica Sopracenerina che ho l’onore di presiedere.

Giovedì si torna a Berna, per la riunione trimestrale di coordinamento dei presidenti e vicepresidenti delle Camere con il presidente della Confederazione, il ministro degli Esteri e la Cancelliera, È la sesta volta che vi partecipo, e apprezzo molto questa occasione di discutere – liberamente e senza verbale – fra esecutivo e legislativo le priorità politiche nazionali e la nostra strategia internazionale. Chiaramente non posso scriverne, sarà per le mie memorie…

In giornata ricevo anche l’ambasciatore di Polonia che termina fra poco il suo mandato quinquennale ed abbonda di lodi per la Svizzera (dal canto mio lo prego di fungere in futuro da nostro “avvocato” nelle discussioni con l’UE che non si annunciano per niente facili) e quello dell’Uruguay, che sta lavorando alla mia visita in quel paese il prossimo luglio.

Occasione propizia per ripercorrere con lui la storia recente dell’Uruguay, partendo dai Tupamaros degli anni ‘70 (l’attuale presidente, il carismatico Pepe Mujica è un ex-Tupamaro) al paese che conobbi io negli anni ’80 in cui ci si riconosceva tutti nel Frente Amplio (socialisti, comunisti e socialcristiani uniti contro il regime militare), per arrivare alle sfide attuali della nazione, un tempo chiamata “la Svizzera del Sud America”. L’ambasciatore ci scherza su, dicendomi che loro ci chiamano “l’Uruguay dell’Europa”… Sarà comunque bello tornarci e toccare con mano i cambiamenti, senza dimenticare la visita a Nueva Helvecia, la colonia svizzera che lo scorso anno festeggiò i 150 anni con tanto di Consiglio di Stato ticinese e gemellaggio con Quinto.

Concludo venerdì presiedendo le consuete riunioni della Delegazione amministrativa del Parlamento e quella del Bureau degli Stati. Meno consueto il ricevimento a Palazzo del mio omologo austriaco, il presidente del Bundesrat Edgar Meyer, une bella figura di politico cristiano sociale molto impegnato (ha servito per anni in missioni umanitarie e militari all’estero) ed idealmente molto vicino alla Svizzera quale esponente del Vorarlberg. Ha pure giocato ad hockey nelle file del Feldkirch, e gioisce dei nostri successi ai mondiali di hockey. Più che mai, ripeto anche a lui, la Svizzera conta sull’appoggio dei paesi vicini e tradizionalmente amici nelle sue delicate relazioni con l’Unione Europea. È chiaro: non tutto si risolve con le relazioni amichevoli, e vi sono questioni oggettivamente delicate da risolvere. Ma credo sia già qualcosa di questi tempi non avere dall’altra parte del tavolo solo un branco di lupi famelici a muso duro contro la Svizzera.

Sabato infine partenza in delegazione per Tailandia, Cambogia e Myanmar: e ne parlerò lunedì  prossimo.