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Se la meta primaria del mio viaggio presidenziale con delegazione era il Myanmar, per le ragioni esposte settimana scorsa, era logico sfruttare la lunga trasferta per visitare anche due altri paesi della regione: la Tailandia e la Cambogia. Tre paesi al passio di corsa in dieci giorni sono tanti, ma i cinque colleghi di diversi partiti che mi hanno accompagnato hanno tutti convenuto che ne era ampiamente valsa la pena.
Cominciamo dalla Tailandia, paese di 60 milioni di abitanti in pieno boom economico e chiaro leader della regione, col quale le nostre relazioni istituzionali e commerciali sono buone. Fra l’altro tutti i nostri interlocutori hanno sottolineato l’importanza simbolica dei quindici anni passati in gioventù dal loro re Bhumibol (o Rama IX) a studiare e perfezionarsi in Svizzera. Monarca molto amato e rispettato, anche perché la “lesa maestà” è severamente punita dalla legge, Rama IX è il più ricco (30 miliardi) e longevo dei regnanti di questo mondo, ed ha saputo gestire da maestro in 67 anni di regno ben 15 colpi di Stato, 16 nuove Costituzioni e 27 primi ministri…
Non lo incontreremo, ovviamente, ma il nostro anfitrione è il cordialissimo Presidente del Senato. Con lui, al di là dei consueti scambi protocollari, affrontiamo molto direttamente la vera questione che interessa attualmente la Svizzera: ovvero la ripresa dei negoziati fra Tailandia e AELS (l’Associazione Europea di Libero Scambio di cui siamo il membro principale) per un Trattato di libero scambio che faciliti in particolare le numerose aziende elvetiche impegnate nella zona, oggi frenate da ogni sorta di vincoli burocratici e fiscali. Ne riceviamo una descrizione precisa – fra parecchie altre – da Tiziano Marcionelli, direttore della dinamica ticinese Caffè Chicco d’Oro che si sta espandendo nella regione e che in Tailandia già impiega una trentina di collaboratori, ma potrebbe chiaramente fare molto di più.
L’accordo del Parlamento è necessario, secondo l’articolo 190 della Costituzione tailandese adottata dopo l’ultimo colpo di Stato, già solo perché il Governo possa negoziare accordi internazionali (ciò che in Svizzera era stato richiesto anni fa da un’iniziativa popolare UDC, respinta però nettamente dal sovrano). Per questo motivo i negoziati con l’AELS – che erano già a buon punto nel 2006 – si erano allora arenati. Al termine  dei nostri colloqui più che cordiali, il collega presidente del Senato tailandese si è impegnato a rilanciare il processo parlamentare in vista di questo accordo di libero scambio: se son rose, fioriranno…
Quanto alla visita in Cambogia, con incontri ufficiali col Governatore di Siem Reap, con il presidente in funzione del Senato e con il vice-primo ministro, il suo scopo principale era comunque la visita di progetti sostenuti dalla Cooperazione svizzera allo sviluppo, in particolare l’ospedale Khanta Bopha di Siem Reap del famoso dottor Beat Richner (in arte Beatocello) Un personaggio incredibile, spesso controverso, destinato fatalmente a scontrarsi con i funzionari della Confederazione, della Cambogia e dell’OMS, ma che vanta un risultato assolutamente indiscutibile, con la creazione dei suoi cinque ospedali pedioatrici (quello di Siem Reap ed i quattro che di fatto costituiscono l’unità di Phnom Penh) con un budget annuo di 30 milioni di franchi e con le più moderne infrastrutture tecniche, che già hanno curato oltre un milione e mezzo di bambini cambogiani.
Miglior biglietto da visita per la Svizzera nel paese non potrebbe esserci, e tutti i cambogiani incontrati ce l’hanno ribadito. La visita dell’ospedale con il dottor Richner, ed il suo inevitabile concerto serale di beneficenza, hanno convinto anche i più scettici nella delegazione, anche se chiaramente la domanda sulla continuità della struttura il giorno in cui Richner non ci fosse più rimane senza risposta. Ma guai a parlargliene…
Due parole in chiusura per ricordare anche i brevi ma intensi momenti turistici di questo viaggio: dagli infiniti templi buddisti dorati di Bangkok e Yangon, agli austeri e impressionanti templi induisto-buddisti di Angkor, dalla pulsante e caotica metropoli di Bangkok con la sua follia automobilistica, alla pulsante ma ordinata Phnom Penh, dominata dagli scooter e dai tricicli motorizzati quali taxi. Quest’ultima in particolare impressiona: dopo la visita del memoriale del genocidio dei Khmer rossi, è chiaro a tutti che questo paese da un lato deve giustamente ricordare il proprio passato pesante come un macigno, dall’altro vuole fortemente vivere e guardare avanti. Con questo spirito è rientrata anche la nostra delegazione, convinta di aver potuto dare nelle diverse discussioni ufficiali il proprio contributo al processo di democratizzazione e decentralizzazione che questo paese affascinante ha scelto per il proprio futuro.