Post Type

Nemmeno il tempo di disfare le valigie dopo la delegazione parlamentare nel sud-est asiatico, che già bisogna ripartire, stavolta per una fine settimana un po’ più tranquilla a Venezia, dove si inaugura il Padiglione svizzero alla Biennale d’arte. Di regola tocca ad un Consigliere federale, ma Alain Berset è impegnato nella conferenza europea dei Ministri della cultura e mi ha chiesto di rappresentare la Confederazione a questo evento.
Buona occasione per cambiarmi un po’ le idee, e chinarmi sul tema dell’arte contemporanea che di solito mi sfiora appena. Non mi tocca per fortuna fingermi esperto in materia, ma ottengo un bel successo nel mio discorso inaugurale, sottolineando la saggezza della politica svizzera che ha evitato ogni tentazione di “arte di Stato” esternalizzando la responsabilità di questo vasto campo alla Fondazione Pro Helvetia, finanziata sì da Berna ma totalmente indipendente nelle sue scelte, al punto da aver scelto per sede Zurigo per marcare anche fisicamente la propria istanza dalle istituzioni.
Quanto Pro Helvetia assuma comunque responsabilmente il suo compito è dimostrato dalla sua sensibilità verso le minoranze, evidenziata anche in questa Biennale con la scelta di un artista vallesano – Valentin Carron – e di un curatore ticinese Giovanni Carmine, e al contempo dalla sua capacità di creare ponti con altre culture (ha facilitato la presenza di opere svizzere in una decina di altri padiglioni). Non solo: Pro Helvetia costruisce idealmente un ponte fra Svizzera ed Italia, che parte da questa Biennale, passa dal grande progetto transfrontaliero “Lombardia-Svizzera” che occuperà il 2014, per arrivare alla partecipazione svizzera all’Expo di Milano nel 2015.
Non è detto che l’arte e la cultura debbano assumersi il compito di riparare i danni causati dalla politica – concludo – ma pensando al pesante peggioramento dei nostri rapporti con la vicina Repubblica negli ultimi anni, un simile ponte non può che far bene e aiutarci a risalire la china. Compito cui chiunque abbia un ruolo istituzionale è chiamato a contribuire nell’ambito delle sue conoscenze e competenze, compreso il Presidente del Consiglio degli Stati, anche se qualcuno già gli rimprovera di viaggiare troppo… Di amici fuori dalle nostre frontiere non ne avremo mai troppi!
Rientro da Venezia e senza interruzione passo direttamente a Berna per la Sessione estiva delle Camere. Doveva essere una Sessione tranquilla, sulla carta, invece promette di essere una delle più tormentate della legislatura, grazie all’idea del Consiglio federale di coinvolgere il Parlamento nel tentativo disperato di spegnere l’incendio incautamente acceso dall’avidità di talune nostre banche negli Stati Uniti. È ancora presto per dire come andrà a finire, ma raramente ho sentito così tanti colleghi, di diversi partiti, irritati a tal punto! Chi con la stoltezza delle banche, chi con il ricatto americano, chi con il Consiglio federale nel so insieme o la ministra delle finanze in particolare. Certo, alla fine – sbollita l’irritazione, in parte anche teatrale – bisognerà pur tornare alla solita, spiacevole ma razionale domanda: qual è il male minore per la Svizzera?
La settimana si completa con la bicchierata d’addio che offro nel mio ufficio alla Deputazione ticinese in occasione del pensionamento di Daniele Piazza – oltre trent’anni al servizio dell’informazione federale per la RSI – e con la visita dell’Ambasciatore di Russia, con ikl quale procedo ad un “debriefing” e un “follow up” del mio recente viaggio a  Mosca, in vista dei 200 anni di relazioni diplomatiche fra i nostri due paesi che celebreremo degnamente l’anno prossimo.
Venerdì infine, mentre i colleghi felici si godono i rispettivi Cantoni, rimango a Berna per aprire ufficialmente i lavori della Conferenza dei Presidenti delle delegazioni e commissioni che compongono l’Assemblea Parlamentare della Francofonia. Anche qui, la Svizzera sta imparando a giocare le sue carte, e ospitando simili manifestazioni riesce a rinsaldare rapporti parlamentari con numerosi Paesi (l’elenco va ben oltre quelli che hanno il francese come lingua ufficiale, poi9ché i membri della Francofonia sono una settantina). Buona occasione per me di riaffermare davanti ad un pubblico molto interessato il multilinguismo della Svizzera e – en passant – il ruolo dell’italiano accanto al francese quale minoranza latina!