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Seconda settimana di una Sessione estiva che sembrava dover essere calma ma si rivela molto movimentata a seguito della decisone del Consiglio federale di sottoporre alle Camere un Decreto urgente per dare una veste legale elvetica al Programma di salvataggio offerto unilateralmente dalla Giustizia americana alle banche che ”avrebbero” peccato aiutando clienti americani ad evadere il loro fisco.  Questione oltremodo spinosa, nella quale tutti pretendono di detenere la verità mentre invero tutti avanzano a tastoni nella fitta nebbia giuridica, finanziaria e politica.

È questa purtroppo una delle caratteristiche meno nobili della politica: meno si sa, più si “spara grosso”, aiutati dai media ghiotti di polemiche. In questa torbida faccenda che dovrebbe vedere sul banco degli imputati in primo luogo l’avidità delle banche e di taluni dirigenti tanto incompetenti quanto affamati di risultati e bonus a corto termine, ci sono ahimè troppi politicanti che sperano di trarre vantaggio attaccandone altri, del tutto incuranti dei pericoli che sta correndo la Svizzera e la sua piazza finanziaria. È la guerra politica, bellezza, avrebbe detto qualcuno…

In questo clima avvelenato, al Presidente degli Stati resta solo da dirigere al meglio i dibattiti, facendo discutere correttamente la questione e ponendo ai colleghi e soprattutto agli “opinion leaders” gli interrogativi che vanno risolti per giungere se possibile ad una soluzione che raccolga il massimo consenso possibile. Malgrado le premesse catastrofiche, l’esercizio mi riesce stavolta piuttosto bene, visto che per 24 a 20 il Consiglio entra in materia, e alla fine della discussione di dettaglio vota il complesso per 24 a 15. Vedremo settimana prossima cosa succederà al Nazionale…

Finiti i dibattiti, giovedì mi tocca precipitarmi a Londra per la XVma Conferenza dei Presidenti dei Senati d’Europa, interessantissimo incontro ospitato a Westminster dalla speaker della Camera dei Lords, baronessa Frances D’Souza.  Scopro così che siamo solo 16 in Europa, ovvero che solo 16 paesi conoscono il sistema bicamerale, i cui vantaggi vanno sempre spiegati ai cittadini, e in particolare a quei media che non di rado chiedono l’abolizione della seconda Camera, ignorandone l’importanza in un sistema di “check and balance” all’interno del Legislativo stresso, per non dire della sua funzione istituzionale e identitaria di rappresentanza del territorio negli Stati federali. La Svizzera è fra l’altro il Paese per eccellenza del federalismo, e le due Camere ne sono l’espressione materiale irrinunciabile.

Nelle due giornate londinesi ritrovo con reciproco piacere i colleghi Winfried Kretschmann ed Edgar Mayer, presidenti del Bundesrat tedesco e di quello austriaco, che ho già ricevuto a Berna, come pure la presidente del Senato russo Valentina Matvienko che ho visitato a Moca poco più di un mese fa. Incontro invece per la prima volta Pietro Grasso (Piero, per gli amici, mi precisa subito) che mi invita a Roma, mentre io invito a Berna l’omologo presidente del Senato francese Jean-Pierre Bel. Sono occasioni privilegiate per cercare di stemperare un po’ l’animosità anti-svizzera cresciuta a dismisura negli ultimi anni fra i nostri vicini, e per cercare di far capire meglio la posizione elvetica e di facilitare la riapertura di negoziati che per il momento sembrano drammaticamente impossibili.

Quanto alla Presidente dei Lords, la baronessa D’Souza, che avevo incontrato in ottobre al Forum per la Democrazia di Strasburgo, mi accoglie con evidente amicizia e riserva alla “piccola Svizzera” un trattamento privilegiato. Conduce con brio le due sedute di lavoro e la cena ufficiale in stile molto “britisch”.  Diciamolo pure a chi ha già trovato modo di lamentarsi dei viaggi presidenziali: in questi ambiti la Svizzera ci deve assolutamente essere, deve poter ascoltare, imparare e comparare, ma deve anche poter parlare e far valere la sua voce e la sua identità. Non esserci sarebbe una colpa grave.