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Potrei tacere, poiché tutti hanno già detto tutto e il contrario di tutto (senza magari capire niente) in merito bocciatura della “Lex USA” al Consiglio nazionale, benché il Consiglio degli Stati l’abbia votata. Chiaramente, il sistema bicamerale prevede così e non resta che inchinarsi, sapendo che a volte può succedere l’inverso.
A volte, ma raramente! In questi ormai quasi quattordici anni di Parlamento ho spesso visto gli Stati cercare a lungo e costruttivamente un compromesso centrista e pragmatico, sul quale alla fine anche una parte degli UDC o dei rosso-verdi possono convergere. Ho per contro visto troppo spesso il Nazionale diventare teatro di scontri ideologici o “di principio” dettati invero dal puro bisogno di taluni partiti di profilarsi nei media, sperando in qualche guadagno elettorale, anche a costo di eventuali dannose alleanze contro natura fra destra e sinistra per spazzare le proposte pazientemente costruite al centro!

Ognuno si terrà anche stavolta le sue opinioni, e solo il futuro ci dirà quanto fossero giustificati o meno i timori di gravi conseguenze per la piazza finanziaria e per il Paese in caso di bocciatura del decreto urgente che il Consiglio federale proponeva per consentire alle banche di togliersi dal collo il nodo scorsoio in cui si erano (in parte) infilate volontariamente, accecate dalla loro avidità ed insipienza.
Per fortuna quest’ultima settimana di una Sessione estiva più infuocata del previsto mi ha regalato anche un paio di momenti insoliti e degni di nota sul fronte esterno. Iniziamo con la conferenza su “Panafricanismo e rinascita africana” organizzata a Palazzo dalla trentina di ambasciatori africani accreditati a Berna e Ginevra per celebrare i 50 anni della creazione dell’Unione Africana (inizialmente OUA). Un momento interessante per ricordarci che se la Svizzera – come tutta l’Europa del resto – da quado è caduto il muro di Berlino guarda orma solo ad Est, in verità il Sud continua ad esistere alle nostre porte. L’Africa è non solo il secondo continente più popolato, ma anche quello che presenta probabilmente il più significativo potenziale di crescita e sviluppo nei prossimi decenni.

Il secondo momento particolare è stata la colazione di lavoro con la dozzina di ambasciatori che costituiscono il GRULAC, Gruppo dell’America latina e dei Caraibi accreditato a Berna. Pretesto per l’incontro, il viaggio che mi porterà a fine luglio in Uruguay, Argentina e Cile, ma anche l’occasione piuttosto rara di avere un Presidente svizzero in grado di reggere un paio d’ore di conversazione politica in spagnolo…  Altro momento privilegiato che mi ha permesso di rimettere a fuoco un Continente che avevo percorso parecchio trent’anni or sono, e che a sua volta sta conoscendo una fase di sviluppo intenso, in un quadro complessivamente più stabilizzato e democratico di quel che si pensi.

Il tutto nel quadro del rafforzamento – a margine dell’OEA, Organizzazione degli Stati d’America che raggruppa tutti del punto di vista istituzionale-formale – di una vivace serie di ambiti di cooperazione economica e di libero scambio, dal Mercosur al NAFTA, dall’ALBA alla CELAC, che dimostrano come forse, con un paio di secoli di ritardo, cominci a farsi strada la visione di Simon Bolivar. Colui che riuscì ad essere presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia e Perù dopo averle liberate dal giogo spagnolo, affermò infatti “E’ un compito grande, quello di fare di tutto il Mondo nuovo una sola Nazione”.

Grazie alle sfide della crescita il sogno si sta forse avverando, ancorché a piccoli passi. Ed è forse bene così, mi son permesso di dire agli amici latinoamericani: meglio una integrazione progressiva che parte dal basso e dai bisogni concreti delle diverse regioni e dei diversi gruppi di Paesi, che non un “federalismo all’europea”, centralizzatore e piuttosto promosso dall’alto verso il basso. Quanto a noi, torniamo ad occuparci delle piccolezze della Svizzera, le vacanze sono ancor ben lontane…