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Settimana intensa in Azerbaigian e Ucraina, due giorni a testa… Parto domenica per Baku, dove sono ospite del Parlamento azero, il Milli Mejlis, di cui incontro lunedì il presidente Ogtay Asadiov, con i suoi vice e con i membri del Gruppo d’amicizia Azero-Svizzero. Seguono i colloqui con il ministro degli esteri Elmar Mammadyarov e con il presidente del Paese Ihlam Aliyev, figlio del “padre del Patria” Heydar Aliyev, colui che dopo esser stato membro del Politbureau del PCUS e ministro dell’URSS, portò il paese all’indipendenza dalla Russia nel 1992. Non mancano le corone di fiori da deporre a nome della Svizzera sulla tomba delle vittime di questa indipendenza, abbattute dai russi che pur nella dissoluzione dell’impero non intendevano rinunciare al petrolio ed al gas del paese dove sorse il primo pozzo petrolifero nel 1848 e che nel 1900 estraeva la metà di tutto il petrolio mondiale!
Martedì ci dedichiamo alla conoscenza della città e dei suoi monumenti, incontrando anche il presidente Rovnag Adbullayev, capo della compagnia energetica nazionale SOCAR, per poi visitare l’impressionante terminale di Sangachal, centro pulsante della circolazione di petrolio e gas che provengono dai giacimenti sotto il mar Caspio e da qui vengono smistati verso i diversi oleodotti e gasdotti che alimentano i paesi vicini e i porti sul mar Nero e sul Mediterraneo.

La mia visita coincide con la storica decisione in merito al futuro gasdotto che a partire al 2020 dovrebbe alimentare l’Europa: proprio in questi giorni l’Azerbaigian ha scelto infatti il progetto TAP (Trans Adriatic Pipeline, che attraverso Turchia e Grecia arriverà sotto l’Adriatico per collegarsi alla rete italiana, da cui potrà raggiungere anche la Svizzera) a scapito del concorrente Nabucco che avrebbe portato il medesimo gas verso i Balcani, su fino ad Ungheria, Austria e Germania.
La scelta è importantissima per la Svizzera, già per il fatto che l’AXPO – gigante dell’elettricità appartenente ai Cantoni svizzerotedeschi – detiene il 42,5% del consorzio TAP e perché numerose ditte svizzere potrebbero partecipare alla costruzione, ma soprattutto in vista di una diversificazione delle nostre forniture di gas (come avvenne nella crisi libica, quando il petrolio azero sostituì al volo quello libico nel nostro approvvigionamento).

In ogni incontro ci scambiamo dunque espressioni di soddisfazione per la scelta, e parliamo dei futuri scenari di collaborazione fra le due economie. Quella azera vuole diversificarsi per uscire dalla dipendenza esclusiva dal settore energetico, e apprezza la settantina di aziende svizzere attive nel paese, a cominciare da Holcim che con 200 milioni di franchi per il suo moderno impianto di produzione del cemento ha operato sin qui il principale investimento estero non-energetico. Ma anche l’Azerbaigian guarda alla Svizzera come la piattaforma da cui coordinare la sua penetrazione economica in Europa, e l’acquisto della rete di distribuzione svizzera di ESSO da parte della SOCAR – ed il successivo accordo con MIGROS – rappresenta ad oggi la principale partecipazione azera all’estero.

Che il paese abbia enormi potenzialità non sfugge del resto a nessuno: basta guardarsi attorno a Baku, che in vent’anni si è rivoluzionata e sul lungomare comincia ad assumere arie civettuole con qualche tentativo di imitazione di Dubai…
Paese piccolo, nove milioni di abitanti, cuscinetto indipendente fra i potenti vicini russo, iraniano e turco, l’Azerbaigian si sente naturalmente vicino alla Svizzera, dalla quale si attende fra l’altro un impegno nel 2014, quando assumeremo la presidenza dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per rimettere finalmente in moto i negoziati con l’Armenia che da vent’anni occupa un quinto del territorio azero a “tutela” delle rivendicazioni indipendentiste del Nagorno Karabach.

Vent’anni di negoziati infruttuosi per questo problema oggettivamente modesto rappresentano senz’altro un fallimento della diplomazia, dico io. O forse la vittoria di chi preferisce l’immobilismo dei conflitti incancreniti per manipolare i popoli come pedine sulla scacchiera in funzione di precisi interessi.

Mercoledì all’alba si vola su Kiev, ma ne parleremo settimana prossima!