Post Type

Cercando di ottimizzare il programma delle delazioni all’estero, passo direttamente dai tre giorni in quel di  Baku ai due giorni a Kiev, dove sono atteso dal Presidente Rybak, che guida da un anno il Parlamento, o Verkhovna Rada, una camera unica con 450 deputati per metà eletti alla proporzionale su liste di partito in tutto il paese, e per metà al maggioritario in circoscrizioni uninominali.  Il Partito delle Regioni del presidente Viktor Yanukovich ne controlla un quaranta per cento soltanto, ma con i suoi alleati (primo fra tutti il Partito Comunista, molto ridimensionato rispetto all’epoca sovietica) si assicura comunque una maggioranza pressoché automatica.

Il grande dibattito del momento è la scelta strategica che l’Ucraina – 45 milioni di abitanti – è chiamata a fare, fra l’ancoraggio ad est – che sarebbe cementato qualora entrasse nell’Unione doganale che le propongono Russia, Bielorussia e Kazakhstan – o il trattato di associazione già negoziato con l’Unione Europea, ma che è tuttora oggetto di resistenze da parte di numerosi paesi membri e rischia di non giungere tanto presto alla ratifica da parte di tutti i 28.

Pietra d’inciampo per parecchi è non tanto l’ancora esitante processo di democratizzazione dell’Ucraina, quanto la sorte personale dell’ex primo ministro e leader del principale partito d’opposizione, Julia Timoschenko, condannata a sette anni di carcere in un processo ritenuto molto “politico”. La verità probabilmente sta nel mezzo, ovvero un certo numero di errori e fors’anche di reati possono esserle imputati, ma la severità con cui è stata trattata dalla giustizia appare “selettiva” rispetto al trattamento riservato a molti altri attori della scena politica ed economica.

Sia quel che sia, l’Ucraina cerca la sua strada fra oriente ed occidente, si proclama paese non-allineato e non prevede a breve-medio termine alcuna adesione al’UE. In questo è alquanto simile alla Svizzera, desiderosa sì di intrattenere i migliori rapporti economici con l’Unione, ma non desiderosa di appartenervi né di riprenderne automaticamente i meccanismi legali ed istituzionali.

La Svizzera ha dunque tutto l’interesse di osservare e accompagnare il processo ucraino, come mi ribadiscono il ministro degli Esteri Kozhara e e il primo ministro Mykola kAzarov, nei colloqui molto interessanti che seguono gli incontri con il Parlamento. Fra l’altro, l’Ucraina nel suo tentativo di sviluppo ed occidentalizzazione ha messo gli occhi su di una possibile entrata nell’OECD, e si augura il sostegno svizzero a questo scopo. Il processo prenderà di sicuro un certo tempo, ma sarà buona cosa che la Svizzera lo segua da vicino.

La mia visita coincide peraltro con l’ultima settimana dei lavori parlamentari, e il Consiglio è in fibrillazione per votare le modifiche di legge richieste proprio per poter firmare il Trattato di associazione all’UE, operazione che deve avvenire a Vilnius a novembre ma verrà sottoposta alle verifiche comunitarie a partire da settembre. Alla fine appare chiaro che – sebbene con sfumature diverse – tutti i principali partiti sono favorevoli alle modifiche, e dunque al Trattato con l’UE. Notevole in tal senso l’evoluzione del partito di governo, nato quale partito delle regioni orientali sostanzialmente favorevole al riavvicinamento con la Russia, ed oggi convinto sostenitore di questo Trattato, ritenuto strumento essenziale per lo sviluppo economico del paese e per la sua funzione di “ponte” fra l’Europa e l Russia.

Curiosa questa aspirazione filo-occidentale (anche la Svizzera gode di un prestigio molto alto) allorché a prima vista questo paese è rimasto nei modi forse più sovietico della stessa Russia, come ci appare a prima vista dal protocollo, dal personale di sicurezza, dalla scorta e da tutta l’ufficialità con cui veniamo accolti. Si capisce però rapidamente che il desiderio di lasciarsi alle spalle il passato, 22 anni dopo l’indipendenza, è molto forte e si esprime appunto attraverso un forte desiderio di avvicinamento all’Europa nel suo insieme. È peraltro vero – come riconoscono le stesse autorità nei nostri incontri – che il paese ha ancora da fare i suoi compiti per occidentalizzarsi davverio. La democratizzazione va perseguita con più determinazione, il rispetto delle minoranze e delle opposizioni pure, la corruzione va combattuta con maggior energia e le condizioni quadro per un sano sviluppo economico devono ancora maturare. Ma la volontà c’è, ed è questa l’immagine che mi riporto a casa da questo paese cordiale ed affascinante, aspettando la prossima visita a Berna del Gruppo parlamentare d’amicizia ucraino-svizzero.