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A sandwich fra il viaggio in Azerbaijan-Ucraina e quello in Uruguay-Argentina-Cile (partenza oggi, lunedì 22) ci stanno una decina di giorni lavorativi in patria. A chi mi chiede cosa faccio in vacanza rispondo con un sorriso… Beh, questo non è l’anno per le vacanze, è il momento di dare il duecento per cento, per il riposo si vedrà dopo.

Di queste due settimane di intermezzo svizzero mi piace sottolineare la festa di ricevimento a Kloten degli “Swiss Skills”, una cinquantina dei nostri migliori apprendisti, rientrati in aereo da Leipzig, dove si sono classificati al secondo posto ai campionati mondiali della preparazione professionale, con un’impressionante serie di medaglie d’oro d’argento e di bronzo nelle diverse discipline individuali. L’atmosfera è elettrica e fantastica, con un migliaio e mezzo di famigliari, amici, compagni, docenti e datori di lavoro in un delirio di applausi, cori di incoraggiamento, campane trombe e altri strumenti di entusiasmo popolare.

È una Svizzera sana, quella che si ritrova per questa occasione, una Svizzera che tiene sempre ancora alti i valori del lavoro, una Svizzera che della sua formazione professionale “duale” (scuola e azienda) può giustamente andare fiera, tanto che parecchi dei Paesi che ho visitato quest’anno ci chiedono proprio di esportare questo modello, sia nel campo della cooperazione allo viluppo, sia nel campo di accordi di scambio per quanto riguarda i paesi europei.

Peccato solo che la totalità dei nostri giovani campioni siano svizzero-tedeschi: non un romando, non un ticinese! C’è ancor parecchio da fare, anche al nostro DECS…
La sera degli Swiss Skills si conclude poi a Zurigo con una tavola rotonda organizzata dal PPD cantonale, dove dibatto con il vicecapogruppo CDU-CSU al Bundestag, On. Andreas Schockenhoff, sui rapporti fra Germania e Svizzera. Rapporti non ottimali come noto, ma che basterebbe poco a rimettere sui binari giusti, passata la campagna per le elezioni tedesche di settembre che sta bloccando ogni ragionevole ragionamento. Ancora una volta constato che abbiamo molti amici oltre frontiera (Schockenhoff è anche sposato ad una svizzera, come del resto l’ambasciatore di Germania a Berna Peter Gottwald) ma che non sappiamo avvalercene.  Certo, abbiamo anche dei nemici, ma le nostre reazioni indignate ed eccessive non ci aiutano a trovare le soluzioni e a mettere a frutto le amicizie e le alleanze naturali che pure esistono.

Qualche giorno dopo sono invece a Berna, e ricevo a Palazzo l’ambasciatore d’Uruguay, prima di rendermi in Ambasciata di Francia per la festa nazionale del “14 juillet” anticipata al 12. Anche con la situazione è tesa: con un “pressing” unilaterale a tratti anche arrogante, ha strappato ai negoziatori di Eveline Widmer-Schlumf un nuovo accordo fiscale in materia di imposizione delle successioni binazionali particolarmente penalizzante per la parte svizzera. Ora toccherà però al Parlamento ratificarla e le opposizioni sono molto forti, specie in Romandia. Come per la “lex USA” e come a suo tempo per l’accordo con la Germania sull’aeroporto di Zurigo, ci troveremo ancora una volta di fronte al dilemma: “meglio un cattivo accordo o niente accordo del tutto?”. Affaire à suivre, è il caso di dirlo in francese…

Più disteso qualche giorno dopo il lunch privato a casa dell’Ambasciatore russo a Berna: la Russia è attualmente davvero in buoni termini con la Svizzera – non a caso grazie al suo invito partecipiamo quest’anno per la prima volta al G20 dal quale tanto gli europei quanto di americani per ora ci tengono lontani – e i preparativi per il bicentenario delle relazioni diplomatiche fra i due paesi, nel 2014, sono ben avanzati. Probabilmente mi toccherà ricevere ancora quest’autunno la presidente del Senato della Federazione, per la firma di un memorandum sulla collaborazione permanente fra l nostre due Camere.

La settimana, inframezzata da qualche riunione professionale e diverse “riunioni di crisi” per l’HCAP che non finisce mai di procurare grattacapi, si termina con un ampio debriefing con il Segretario di Stato al Dipartimento degli Esteri, Yves Rossier, con il quale passiamo in rassegna i dossiers e le pendenze aperte concernenti i paesi che ho visitato e quelli che visiterò, e infine con una serata piacevole al Castello di Chillon nell’ambito del Montreux Jazz Festival, su invito del presidente di Socar (la State Oil Company dell’Azerbaijan) che ho appena incontrato a Baku e che è venuto in Svizzera per rivedermi. Un bel momento di distensione, utile anch’esso a valorizzare quelle amicizie di cui Svizzera ha più che mai bisogno. Una cosa che dovremmo tutti imparare a fare regolarmente.