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Questa è la settimana dell’America del Sud partenza lunedì per l’Uruguay, passaggio giovedì all’Argentina, e infine domenica al Cile. Ancorché geograficamente contigui, i tre paesi presentano enormi differenze: al Cile dinamico, in crescita e aperto al commercio internazionale fanno da Contrasto Uruguay e Argentina, impelagati (con Paraguay, Brasile e Venezuela) nel Mercosur, un’unione doganale che fatica a decollare al suo interno e rimane moto rigida all’esterno per il protezionismo argentino e brasiliano chiaramente dovuto alle politiche deficitarie di questi due giganti regionali. L’Uruguay subisce di fatto questa situazione, che blocca la sua naturale apertura ai mercati internazionali.

Salvo un breve passaggio in Argentina nel 2002, ritorno di fatto nei tre paesi 32 anni dopo la mia prima visita politica, allora come segretario dei Giovani DC Europei. Ovviamente la principale differenza nelle ritrovate libertà democratiche e nel rispetto dei diritti umani, che contrasta ovunque con la “dottrina della sicurezza nazionale” che a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 aveva portato ovunque i militari al potere con una sanguinosa scia di misfatti sui quali ancor oggi non si è fatta piena luce. All’epoca visitavo in semi-clandestinità i nostri amici ed i loro alleati socialcomunisti nella resistenza democratica, oggi li ritrovo integrati nel Frente Amplio al governo in Uruguay e sparsi in diverse formazioni più o meno giustizialiste in Argentina.

Al rovesciamento di situazione politico-democratica, non fa purtroppo sufficiente riscontro un raddrizzamento economico, cosa che sorprende pensando all’enorme potenziale della regione (basti pensare che l’Argentina a principio del secolo scorso era la quinta economia del mondo, mentre l’Uruguay veniva chiamato la Svizzera del Sud-America). A chi crede che la politica sia ormai inutile decorazione istituzionale nelle società contemporanee sarà bene citare proprio questi esempi di potenziale benessere brutalmente frenato da politiche economiche, commerciali, industriali, agrarie e fiscali inappropriate.

Entrambi i governi si stanno avvicinando alle proprie scadenze elettorali, per cui non resta che augurarsi un loro raddrizzamento per salvare il potere, o una loro sostituzione se non ne saranno capaci. Le migliori intenzioni in fatti non servono se non accompagnate dai fatti, e l’esempio venezuelano che qualcuno è tentato di imitare si rivela già ora un vicolo cieco senza speranze.
Di tutto ciò discutiamo molto apertamente anche negli incontri ufficiali – altra cosa   Astori e dell’Argentina Amado Boudou, entrambi contemporaneamente presidenti del Senato secondo il modello statunitense, e con i rispettivi ministri degli esteri. Con tutti scopriamo che la Svizzera mantiene un’immagine eccellente, ma che le relazioni economiche ed istituzionali hanno ancora un notevole potenziale di crescita. A questo lavoreremo con i Gruppi parlamentari d’amicizia con la Svizzera costituiti in occasione delle mia visita (quello del Senato argentino è presieduto dallo svizzero-argentino Carlos Reutemann, che già seguivo in gioventù quale pilota di Formula 1…).  Da ambo i Paesi ci attendiamo nei prossimi mesi delegazioni ufficiali,  con l’Uruguay firmeremo anche un Memorandum of Understanding sulla cooperazione fra i due Parlamenti.

La visita è però occasione per parecchi momenti di rilievo prettamente svizzero. In Uruguay festeggiamo i giovani cittadini svizzeri che compiono i 18 anni e visitiamo la Società Patriottica Liberale Ticinese, per poi recarci alla colonia svizzera di Nueva Helvecia, un anno dopo il 150.mo che vide la partecipazione del Consiglio di Stato ticinese. Con fierezza la popolazione ci accoglie nel piccolo anfiteatro costruito pe ril Centro svizzero con l’aiuto del Cantone e della città di Lugano.
In Argentina invece mi tocca inaugurare in prima mondiale l’esposizione sulla Guardai Svizzera Pontificia voluta da Presenza svizzera, che per la prima volta ha deciso di usare anche l’immagina della Guardia per promuovere i valori svizzeri. L’esposizione viaggerà in numerosi paesi, ma comincia opportunamente nella città del nuovo Papa Francesco I. Anche a Buenos Aires festeggiamo una trentina di giovani svizzeri che compiono i 18 anni, e celebriamo i 75 anni della Camera di Commercio svizzera in Argentina. Ma il momento più forte è la celebrazione – anticipata – del 1. Agosto con quattrocento svizzeri che sottolineano così i cento anni del Club svizzero di Buenos Aires. L’emozione è forte, e una volta ancora mi conferma nell’idea che la Quinta Svizzera è veramente un patrimonio che dobbiamo saper sfruttare meglio a beneficio della Confederazione. Quasi mezzo milione di argentini hanno origini svizzere, sedicimila sono ancora nostri fieri concittadini, una sessantina di aziende svizzere importanti sono qui attive, trentamila posti di lavoro dipendono da loro, e gli investimenti svizzeri nel paese rappresentano ormai parecchi miliardi (con evidenti ricadute in madrepatria). Ma su questo avremo modo di ritornare…