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Poco più di due ore di volo separano Buenos Aires da Santiago, dove arrivo domenica pomeriggio. I due paesi si costeggiano su seimila km, eppure sono totalmente diversi, non solo nella natura ma anche e soprattutto nelle prospettive economiche. Tanto protezionista e dirigista l’Argentina, impegolata in un Mercosur che contribuisce purtroppo a ridurre anziché ad accrescere la sua competitività internazionale, quanto aperto e liberale il Cile, titolare di accordi di libero scambio con non meno di sessanta paesi e capace di proseguire la sua politica di apertura indipendentemente dall’orientamento di centrodestra o centrosinistra dei suoi governi.

 

Le conseguenze di queste diverse politiche economiche sono lì da vedere: mentre l’Argentina, pur con tutta la simpatia che merita, arranca maledettamente e passa da una crisi all’altra, il Cile ha conquistato il primo posto per reddito pro capite in America latina. Certo, il livello di educazione medio rimane purtroppo basso (lo dicono gli imprenditori per primi) e la ripartizione della ricchezza rimane molto ineguale, ma la quota della popolazione sotto la soglia di povertà è sceda dai 45% dei tempi di Pinochet ad un 13-14%, e tutto indica che il Cile possa svilupparsi ancora, diversificando un’economia tradizionalmente troppo dipendente dalla sua principale materia prima, il rame (cui fanno seguito oro ed argento). Colpisce peraltro il suo deciso orientamento verso il Pacifico, con la Cina che è orami il suo principale partner commerciale per le esportazioni ed il secondo per le importazioni.  Con la Svizzera i rapporti sono buoni, ma potrebbero migliorare ancor più se si allargasse il libero scambio all’area dei servizi e in particolare della finanza.

 

In una sola giornata incontriamo a ritmo serrato il ministro degli esteri, i presidenti delle due Camere, il gruppo parlamentare d’amicizia Cile-Svizzera e la dirigenza del Partito Democratico Cristiano, principale forza della coalizione di opposizione, ribattezzata “Nuova maggioranza” tanto è sicura di vincere le prossime elezioni a novembre, riportando alla presidenza della Repubblica la socialista Michelle Bachelet. Particolarmente simpatico l’incontro con il Presidente del Senato, Jorge Pizarro Soto, che fu mio predecessore, trent’anni or sono, alla segreteria mondiale dei Giovani DC. Il ricordo delle battaglie comuni per la democrazia – ricordo bene l’atmosfera autenticamente soffocante del Cile nella mia prima visita, nel 1981 – e dei nostri molteplici incontri internazionali riaffiora immediatamente: sembra che ci si sia lasciati ieri!

 

Anche in Cile la mia visita si completa con due momenti “svizzeri” particolarmente significativi: un incontro con i principali imprenditori e dirigenti svizzeri o di aziende svizzere attive nel paese, importante per capirne i bisogni e le prospettive; ed il grande ricevimento della nostra Ambasciata per il Primo Agosto, anticipato per permettermi di tenere il discorso ufficiale alla nostra comunità, ma anche ai numerosi ospiti politici e diplomatici presenti, fra i quali spicca oltre al presidente del Senato ed al Ministro per lo sviluppo sociale, anche l’ex-presidente (1994-2000) Eduardo Frei Ruiz Tagle, oriundo svizzero come suo padre pure ex-presidente (1964-1970) Eduardo Frei Montalva. Frei junior ha peraltro appena recuperato la nazionalità svizzera e se ne dimostra particolarmente fiero!

 

A detta degli amici cileni presenti, questa volta l’ambasciata svizzera ha superato quella americana nella celebrazione della festa nazionale! Ben venga, se è così. Sta di fatto che anche il bilancio di questo mio viaggio sudamericano (Uruguay-Argentina-Cile) si rivela nettamente positivo, tanto per i colloqui diretti con le autorità dei vari paesi, quanto per gli incontri con la comunità e il mondo economico svizzero all’estero, quanto infine per il colpo di mano dato ai nostri ambasciatori, che grazie alla visita di un’autorità svizzera entrano in pochi giorni in contatto diretto con tutta una serie di interlocutori locali che altrimenti metterebbero mesi se non anni a raggiungere.

 

Rientro dunque soddisfatto, e mi appresto a tenere il mio quarto discorso di Primo Agosto, stavolta in tedesco a Rohrschach il 31 luglio. La settimana si conclude poi con le porte aperte a Palazzo federale, dove con la collega Maya Graf, presidente del Nazionale, riceviamo non meno di 4800 visitatori, fra i quali una nutrita delegazione di svizzero-italiani molto interessati ad una discussione a 360 gradi sui temi della politica federale e del funzionamento delle istituzioni. Per quest’anno penso di aver fatto il mio dovere patriottico!