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Si riparte dal Ticino lunedì all’alba: prima riunione a Palazzo alla nove con due alti funzionari del Dipartimento affari esteri, onde coordinare le possibili missioni all’estero da qui alla fine del mio mandato, che ormai si avvicina a grandi passi! Segue una giornata in Commissione delle istituzioni politiche (Legge sull’asilo, legge sulla nazionalità…) inframezzata da una colazione di lavoro con l’Ambasciatore di Francia, giustamente preoccupato per l’eventuale rifiuto parlamentare della nuova Convenzione sull’imposizione delle successioni fra i nostri due paesi, che sta suscitando un vespaio in Romandia. Un rifiuto non condurrebbe ad una convenzione più favorevole alla Svizzera, ma autorizzerebbe la Francia ad applicare puramente e semplicemente il proprio diritto, dopo aver denunciato la vecchia convenzione come già voleva fare nel 2011.  Con o senza nuova convenzione le differenze saranno forse modeste, ma è il clima negoziale fra i due Paesi che ne soffrirebbe, poiché tutta questa trattativa è avvenuta su richiesta della Svizzera. Vedremo.

Termino il lunedì con un aperitivo “en tête-à-tête” con Doris Leuthard, ottima occasione per fare il punto su tutti i dossiers aperti in campo energetico, ambientale, stradale e ferroviario, alla vigilia del suo importante viaggio a Roma dove spera di concordare con il Ministro Lupi una nuova dinamica per le infrastrutture di comune interesse per i due paesi. Segue cena con due amici politici francesi di passaggio a Berna. Alle due di notte arrivo in Ticino: la giornata è durata esattamente venti ore! Per fortuna durante gli spostamenti ho potuto leggere scrivere, telefonare e… pensare (che non guasta mai).

Il martedì è dedicato all’ufficio e all’HCAP (incontri bilaterali e conferenza stampa di inizio stagione a Locarno), il mercoledì al Consiglio d’Amministrazione di TImedia (si, ho ancora anche una professione!) e al 2. Convegno cantonale sul gas a Bellinzona, proprio nel giorno in cui il Consiglio federale licenzia il tanto atteso messaggio sulla Strategia energetica 2050. Come noto, le reazioni emotive alla catastrofe di Fukushima del marzo 2011 avevano portato Governo e Parlamento sei mesi dopo a decidere la cosiddetta uscita progressiva dal nucleare, cosa più facile da dire che da fare. Ci son poi voluti due anni per allestire questo messaggio, ora ce ne vorrà un altro paio per dibatterlo, modificarlo ed accettarlo in Parlamento, per cui la sua entrata in vigore è prevista per il 1. Gennaio 2016.

In tale strategia – debbo purtroppo dire ai partecipanti del Convegno di Bellinzona – il gas ottiene sì un timido riconoscimento quale vettore di sostituzione transitorio, specie al momento della messa fuori servizio delle centrali nucleari qualora il rinnovabile non abbia ancora raggiunto il livello necessario, ma non può contare su di un vero sostegno, salvo per la parziale esenzione della tassa sul CO2 a favore di impianti di cogenerazione forza/calore e alla preannunciata integrazione di eventuali centrali a gas nel sistema europeo dei certificati ETS (il che altro non significa che emettere CO2 in Svizzera pagando qualche franco in più a progetti di dubbia verificabilità in qualche Paese d’Europa centrale o mediterranea).

Giovedì e venerdì, nuovo esercizio di mobilità: giovedì mattina trasferta ad Amsteg per la Delegazione di vigilanza della NFTA (AlpTransit) che prosegue nel pomeriggio e la sera ad Altdorf con il Governo urano, venerdì partenza all’alba per due riunioni a Zurigo, nel pomeriggio rientro ad Altdorf per il convegno Icomos sul futuro della linea ferroviaria di montagna del S. Gottardo. Il Consiglio di Stato ticinese mi ha pregato di portarvi non solo il mio personale saluto ma anche quello del Cantone.  Lo faccio con piacere, convinto dell’importanza della salvaguardia di questa linea anche dopo l’apertura della galleria di base, a beneficio del traffico regionale di un movimento turistico peraltro ancora tutto da inventare.

Vi potrebbe contribuire l’iscrizione della tratta nel Patrimonio culturale dell’Unesco, a condizione che ciò poi non pregiudichi le indispensabili operazioni di mantenimento della linea ferroviaria. Infatti, una linea in esercizio non è un museo, e non è immaginabile mantenerla se la si dovesse trattare come un monumento storico.

Dal canto loro, alcuni baldi ticinesi riuniti nel Comitato del S. Gottardo si sono già lanciati nel progetto più concreto fin qui annunciato per darle un futuro turistico, il cosiddetto “progetto Coccodrillo”, consistente nel mantenere in circolazione dei treni storici fra i due versanti del massiccio, trainati dalle storiche locomotive che appunto portano il nome del noto sauro.  C’è molto lavoro da fare insomma, ma vale la pena impegnarsi, e son certo che la politica ticinese, ma anche le Ferrovie federali, non faranno mancare il loro sostegno al progetto.

Termino sabato, passando direttamente da Göschenen-Andermatt a Briga, dove mi tocca riferire al Convegno interpaese del Rotary di Svizzera-Italia-Malta-San Marino, sempre ancora sulla storia e le prospettive dei traffici transalpini, stavolta allargando l’angolo dal S. Gottardi al Sempione.  E un’altra settimana se n’è andata. Lunedì si riparte a Berna, con le tre settimane di Sessione autunnale delle Camere federali.

Settimana 41 – Giornale del Popolo