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Dopo un lunedì dedicato tanto per cambiare all’HCAP e alla Valascia… martedì mattina mi involo per Roma, dove mi attende il Presidente del Senato Piero Grasso, conosciuto lo scorso giugno a Londra, in occasione della Conferenza dei presidenti dei Senati d’Europa. Ci incontriamo un’ora prima del dibattito in aula sul “caso Cancellieri” sul quale rischia di scivolare il Governo, e mi immagino di trovarlo molto nervoso. Lo vedo invece molto disteso, tranquillo e di buon umore. Capisco che a meno di un anno dall’abbandono delle sue funzioni di Procuratore nazionale antimafia ha ormai perfettamente metabolizzato le regole della caotica politica italiana. “Vedi – mi dice – qui ogni mattina sembra sempre che debba succedere di tutto, e ogni sera ti accorgi che non è successo nulla”. E mi ribadisce la sua convinzione, già espressa a giugno, che ambo i partner della rissosa grande coalizione che sostiene il Governo Letta siano più o meno costrette a stare insieme anche controvoglia, per motivi diversi ma complementari. Certo, qualche importante trabocchetto – in particolare al momento della decadenza di Berlusconi – li attende al varco, ma Grasso rimane ottimista e si rallegra di un visita che gli permette per un momento di pensare ad altro.

Ovvero ai rapporti con la Svizzera, di cui serba buon ricordo dai tempi dell’efficace collaborazione giudiziaria (con un pensiero al ticinese della procura federale, Pierluigi Pasi). Tocca ovviamente ai governi negoziare gli accordi fra gli Stati, ma i Parlamenti poi li devono ratificare, e un loro impulso è spesso utile a mettere in moto processi magari leggermente arrugginiti. Successe così sul finire dell’era Tremonti, quando la Camera italiana all’unanimità votò una mozione Narducci (deputato dell’estero, eletto in Svizzera) che chiedeva al Governo di riprendere immediatamente al negoziato italo-svizzero, mettendo fine di fatto alla tattica del “superministro”, fatta di aggressione verbale e rifiuto di negoziare.

All’incontro ufficiale con Grasso seguono incontri con senatori e deputati dei diversi gruppi, indi una cena con una dozzina di amici dei tempi della mia attività giovanile europea. Alcuni rivestono ancora ruoli istituzionali, per lo più nel centrosinistra, gli altri si sono ritirati in funzioni dirigenziali private o parapubbliche, dalle quali mantengono un occhio molto attento e critico – a volte persino impietoso – sugli sconfortanti sviluppi politici, sociali, culturali e mediatici del loro Paese. Il “tour d’horizont” non poteva risultare più completo ed arricchente.

Ma il clou della visita arriva mercoledì mattina, nell’incontro con il Presidente del Consiglio Enrico Letta, amico personale da trent’anni. Trovo anche lui sereno malgrado le bufere, ma anche un po’ disincantato dalla impossibilità pratica di governare l’Italia, al di là delle maggioranze più o meno solide che si possano avere. Mi colpisce la sua espressione sulla “fatica fisica” e sul senso di impotenza che l’attività di governo implica quotidianamente in queste circostanze.

Sulle relazioni con la Svizzera non ha per contro dubbi, e lo aveva espresso già lo scorso gennaio nel Forum per il dialogo Italia-Svizzera promosso dal nostro ambasciatore Bernardino Regazzoni, dove ci eravamo incontrati l’ultima volta. Ci troviamo immediatamente d’accordo sulla priorità di riportare rapidamente queste relazioni al loro tradizionale ottimo livello, purtroppo interrotto dall’era Tremonti. Strumento primo – ma certo non unico – sarà la ripresa immediata, entro fine novembre e a livello ministeriale, del negoziato fiscale sui sei dossiers attualmente aperti.

Anche sulla strada da percorrere ci troviamo pure d’accordo, e in pochi minuti riusciamo a scambiarci informazioni e opinioni di sciuro interesse. Peraltro, Letta conferma la sua volontà di partecipare alla seconda edizione del Forum, il prossimo 30-31 gennaio a Berna.  A rivederci presto dunque, caro Enrico, e buon lavoro!

Cambio rapido di scenario giovedì, con il rientro a Berna dove ricevo il Ministro degli esteri romeno, per poi recarmi al consueto incontro trimestrale delle Presidenze delle nostre due Camere con il Consiglio federale. La parte del leone in questi incontri la fa la politica estera, e anche stavolta ho molte cose da raccontare a Didier Burkhalter!

La settimana si conclude venerdì, con la seduta della Delegazione amministrativa del Parlamento, che quest’anno presiedo, e del Bureau del Consiglio degli Stati per la preparazione dell’imminente Sessione invernale. Chiusura in bellezza sabato, con il Comitato dell’Associazione degli Svizzeri all’estero, sempre a Berna, ed il rientro in serata a Chiasso per il gala HCAP dove mi tocca battere l’asta delle maglie, raccogliendo 36 mila franchi (record personale in questo genere di operazioni).  E anche la cinquantesima settimana se n’è andata… 

Settimana 50
Giornale del popolo, 11.11.2013