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Penultima, intensa settimana di presidenza. Parto dal Ticino lunedì alle cinque di mattina per ricevere a Palazzo alle 9 il nuovo ambasciatore tedesco: nella mia “diplomazia parlamentare”, come si vede, non ci sono solo i viaggi all’estero – criticati in questi giorni da qualche eroe solitamente internazional-progressista ma riscopertosi per l’occasione provincial-conservator-populista – e nei paesi di cui mi occupo c’è ovviamente o anche la Germania!

Segue la riunione della Commissione delle istituzioni politiche, nella quale ci avviamo a concludere la nuova legge sugli Svizzeri all’estero. Lunedì pomeriggio trasferta a Zurigo, da dove parto per Astana, nuova e modernissima capitale del Kazakistan, su invito del neo-presidente del Senato Kassim-Jomart Tokayev, che avevo ricevuto a Berna tre settimana or sono per il suo congedo da Segretario generale aggiunto dell’ONU, direttore della sede di Ginevra.

Due giorni soltanto – anche stavolta – per incontrare i presidenti delle due Camere, il Presidente della nazione Nursultan Nazarbaev, il ministro degli esteri, il potente direttore della holding delle aziende e infrastrutture statali (che è anche presidente della Lega nazionale di hockey nonché ex-presidente del Barys Astana) e vedere i preparativi dell’Expo 2017 che si terrà qui sul tema dell’energia del futuro, particolarmente interessante per la Svizzera.

Il presidente Tokayev – un vero amico della Svizzera – mi ha preparato due sorprese. Dapprima mi chiede di rivolgere un intervento di venti minuti al Senato riunito, con traduzione in kazakho: un raro onore che a Berna non offriamo quasi a nessuno (da quando ci sono io, hanno parlato alle Camere riunite solo Gorbaciov, Ban Ki-moon e Aung San Suu Kyi). Poi in occasione della cena ufficiale mi offre un costume kazakho tipico con tanto di colbacco, da indossare immediatamente secondo la tradizione. La relativa fotografia messa in facebook farà in poche ore il giro della Svizzera, valendomi diversi commenti divertiti e persino il simpatico appellativo di “zar della Leventina”! Un po’ di buon umore non guasta, con tutti i musoni che hanno sempre da ridire su tutto in questo paese…

Ma la personalità più impressionante è sicuramente il presidente Nazabaev. Vent’anni or sono, per dare un colpo di frusta ad un paese in piena crisi dopo il crollo dell’Unione sovietica, si lanciò in una potente opera di modernizzazione facente perno sulla costruzione, quasi dal nulla, di una nuova capitale, che oggi ha raggiunto gli 800 mila abitanti e nei prossimi vent’anni è destinata ancora a raddoppiare. Certo, a qualcuno la modernità di palazzi e grattacieli potrà sembrare eccessiva e talvolta un po’ kitsch, ma è di certo molto meno ansiogena delle esagerazioni di Dubai. Soprattutto, qui si percepisce una visione chiara, una strategia ventennale e una pianificazione conseguente.

Non è dunque un caso se la popolarità del presidente è altissima e i due piccoli partiti d’opposizione (uno comunista e l’altro liberale) non riescono veramente a proporre una visione alternativa convincente, a prescindere dalla maggiore o minore democraticità dei processi elettorali. Anche dal punto di vista formale va comunque dato atto a Nazarbaev di aver offerto al suo popolo gli strumenti della democrazia, con un Parlamento bicamerale in cui il Senato ha un po’ la funzione del nostro Consiglio degli Stati, ovvero la rappresentanza delle regioni che tutte vi eleggono due senatori.

La visita si conclude con un concerto di José Carreras e Nathalia Kovaleva nella nuovissima Opera di Astana, fiore all’occhiello del presidente che assiste allo spettacolo, costruitra – come diversi altri palazzi e ministeri – dal “general contractor” ticinese Mabetex di Behgjet Pacolli, qui indubbiamente molto apprezzato.

Rientro al volo su Zurigo giovedì mattina, dove debbo tenere uno “keynote speech” alla Conferenza internazionale TBLI, un network di investitori e finanziatori di progetti sostenibili. Interessante – e rara! – occasione poter discutere in ambito economico-finanziario di etica, progettualità, energia-ambiente e sostenibilità. Gli organizzatori mi dicono di esser molto contenti del mio intervento… speriamo sia vero!

Il giovedì si conclude con un affollato dibattito sul risanamento del S. Gottardo stradale ad Altdorf: settecento partecipanti ascoltano attentamene e sembrano approvare le spiegazioni di Doris Leuthard e gli interventi del sottoscritto e di Franz Steinegger, presidente del comitato urano favorevole alla soluzione con seconda canna senza aumento di capacità. Mi sembra che anche ad Uri il vento stia girando, di fronte alla catastrofica ipotesi di una chiusura triennale della galleria.

A notte fonda rientro a Berna, dove venerdì mattina ricevo una delegazione del Senato cambogiano, quello che avevamo visitato a inizio maggio. Arrivano da Parigi, dove hanno studiato il funzionamento del Senato francese, e a Berna vogliono capire il nostro metodo bicamerale e la nostra democrazia diretta. Mi tocca tenere una sorta di lezione universitaria, e lo faccio con piacere, perché credo che una delle cose migliori che la Svizzera abbia da far conoscere e se possibile esportare nel mondo siano proprio le nostre istituzioni, il nostro federalismo e la nostra democrazia.

Pranzo di venerdì all’Ambasciata di Cina, paese con il quale abbiamo appena strappato un importante trattato di libero scambio e con il quale i nostri scambi economici stanno raddoppiando nel giro i due anni. Nel pomeriggio porgo con piacere il saluto di benvenuto ufficiale alla giuria e ai laureati del Premio internazionale Fondazione Balzan, riuniti nella sala del Consiglio nazionale con quasi trecento ospiti per attribuire – in una cerimonia di elevato livello – quattro premi del valore totale di tre milioni di franchi a ricercatori di campi diversissimi dello scibile umano.

Venerdì sera raggiungo ancora per cena nel Giura i colleghi del Gruppo PPD alle Camere federali, e sabato mattina mi precipito a Ginevra per involarmi verso Camerun e Marocco, ultime due tappe del mio anno presidenziale.

Settimana 51

Giornale del popolo, 18.11.2013