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Filippo Lombardi non solo ha visto nascere TeleTicino, ma l’ha sognata, fondata e fortissimamente voluta, tanto da metterci molto di tasca propria per farla decollare. Con lui, oggi presidente di TImedia Holding SA (il gruppo multimediale di cui fa parte l’emittente) ricostruiamo lo spirito, la genesi e gli sviluppi di un’avventura pionieristica che non era nata sotto i migliori auspici.
Filippo Lombardi, nel 1994 si sarebbe aspettato di trovarsi qui oggi a festeggiare i vent’anni di Teleticino?
«Francamente no perché vent’anni fa abbiamo cominciato già come finestra ticinese di TeleCampione e non potevamo ancora immaginare di diventare TeleTicino. Dopo un paio di anni abbiamo creato TeleTicino, ma all’epoca gli specialisti ci prospettavano sei mesi di vita appena. Quando abbiamo creato la finestra ticinese di TeleCampione eravamo una costola del Giornale del Popolo, poi il giornale è uscito e allora ho deciso di andare avanti da solo. Più tardi ho trovato il sostegno del Corriere del Ticino che è stato un elemento importante in questa storia, ma all’inizio eravamo da soli, abbiamo lavorato duro e i sei mesi sono diventati vent’anni. Un traguardo che mi rende molto contento».
Di che cosa non avevano tenuto conto quegli esperti?
«Di alcuni fattori. Anzitutto di quella che ha fatto la nostra forza, cioè l’unità di un gruppetto di una dozzina di persone che ci ha creduto davvero all’inizio ed è stato pronto a fare anche enormi sacrifici. Gli stipendi erano molto bassi: praticamente io dovevo pagare per lavorare, ogni mese dovevo immettere qualcosa per pagare i salari degli altri perché le entrate non erano sufficienti. Bisognava veramente crederci ed essere disposti a dei sacrifici personali che sono durati alcuni anni, fino a quando la situazione si è normalizzata».
E gli altri fattori?
«Il secondo fattore del successo è stato il fatto di essere arrivati al momento giusto. Per la prima volta, in quegli anni la legge svizzera veniva aperta e permetteva alle televisioni regionali private di esistere. Ricordo che prima della revisione della legge del ‘94 la televisione privata era proibita nel nostro Paese. Farlo cinque o dieci anni dopo sarebbe stato troppo tardi. Abbiamo insomma trovato la finestra temporale giusta: era il momento di entrare, perché le condizioni legali stavano cambiando e chi occupava quello spazio aveva una possibilità di farcela. L’ultimo elemento importante è che fin dall’inizio è stato possibile coinvolgere nell’azionariato di questo progetto diversi soggetti in Ticino come Corriere del Ticino, Cablecom, Manor, Credit Suisse, Banca Stato, Azienda elettrica e Caritas. Questi diversi enti, ciascuno con i propri obiettivi e le proprie priorità, hanno mostrato uno spiccato interesse nei confronti del nostro progetto. L’unione di un gruppo di azionisti abbastanza diversificato ma molto rappresentativo del territorio ticinese si è quindi rivelato un punto di forza».
C’è stato un momento storico esatto in cui è scattata la scintilla che avrebbe dato vita a TeleTicino?
«Direi che ci sono state tre scintille. La prima tappa si è avuta quando Giovanni Casella, allora direttore e azionista di TeleCampione, nel 1994 si è trovato costretto – in seguito al cambiamento della legge Mammì – a cercare forzatamente un ancoraggio in Ticino, per quella che lui aveva concepito come una televisione economica che aveva come punto di riferimento il bacino italiano. Dovendosi ancorare da noi, lui ha cercato di legarsi a una redazione giornalistica: La Regione (che era stata appena, costituita) gli aveva risposto di no, e il Corriere del Ticino – a cui anche si rivolse – non gli diede nessuna risposta. Come terzo lo chiese a me e ho colto al volo l’occasione. Non puoi preparare tutto, non puoi sempre essere il primo, il più ricco o il più forte, ma quando un’occasione si presenta bisogna essere capaci di coglierla. Ed è quello che ho fatto in quel momento, accettando una sfida abbastanza difficile».
Perché?
«Perché creare una finestra informativa su TeleCampione era già un esercizio particolare in condizioni precarie».
Colta l’occasione, cos’è successo?
C.S.
«È successo (e siamo alla seconda scintilla) che, cambiato il vescovo di Lugano, il Giornale del Popolo aveva deciso di abbandonare la collaborazione televisiva e di cambiare direttore. A quel punto, era l’inizio del 1996, ho deciso di andare avanti comunque senza cercare sistemazioni di comodo, come succede a parecchi altri ex direttori di giornali. Ho rifiutato la strada della comodità e ho imboccato la strada del rischio, investendoci tutti i risparmi che avevo. Una dozzina di persone aveva iniziato con me questa avventura, e non intendevo assolutamente lasciarli tutti a casa. L’ultima scintilla è poi scattata quando ci siamo resi conto della necessità di staccarci da TeleCampione per fare al cento per cento una televisione svizzera. Questo è successo nel 1999, con l’arrivo della concessione federale. Quindi noi oggi festeggiamo sì i vent’anni dell’inizio della nostra esperienza, ma celebriamo anche i quindici anni della concessione svizzera».
Corriere del Ticino, 27.9.2014