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Ieri il congresso cantonale ha sancito l’avvio di una campagna elettorale che potrebbe segnare il destino del Cantone

GIUBIASCO – “L’ho detto e l’ho ripetuto più volte; abbiamo voluto questa lista forte non per un gusto estetico ma perché vogliamo rafforzare la nostra presenza in Governo e crediamo di poter rafforzare la nostra presenza in Governo forti dell’esperienza, della qualità e della determinazione dei nostri cinque candidati”. Parole del Presidente del PPD, Giovanni Jelimini che nel corso del congresso cantonale del PPD tenutosi ieri a Giubiasco alla presenza di oltre 700 persone, ha messo in chiaro l’obiettivo del partito alle prossime cantonali, ottenere due Consiglieri di Stato. Per Jelimini il PPD ce la può fare se saprà affrontare i problemi del Ticino, senza ricorrere a slogan urlati utilizzato solo per suscitare reazioni impulsive della gente, ma discutendoli seriamente e con grandi riflessioni. Tra i temi caldi il franco forte, il rapPporto con le imprese provenienti dall’estero, i frontalieri, l’accordo fiscale con l’Italia. Per cercare di dare una prima risposta alle difficoltà il PPD ha proposto al CdS di costituire al più presto un gruppo di riflessione strategica che valuti le conseguenze dell’attuale crisi economica dal profilo dell’occupazione, della socialità e delle entrate fiscali.

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All’intervento di Jelimini sono seguiti quelli dei candidati al Consiglio di Stato.

Paolo Beltraminelli

Un tema molto caldo riguarderà la messa in pratica dell’iniziativa del 9 febbraio dell’anno scorso. Beltraminelli auspica che il flusso dei lavoratori stranieri venga regolato con criteri oggettivi, favorendo prima i residenti, senza però penalizzare le necessità economiche. “Favorire i residenti vuol dire in primo luogo valorizzare le capacità professionali presenti in Ticino, la più grande sfida dei prossimi anni. Il mio appello ai datori di lavoro, a cominciare dagli enti pubblici, è di far capo maggiormente alle risorse presenti nel Cantone”. Beltraminelli ha riservato grande attenzione alla famiglia: “Se vogliamo un Ticino vincente, dobbiamo tra le altre cose rendere più compatibile lafamiglia e il lavoro, favorendo le famiglie e le loro esigenze soprattutto quando nascono i bambini. Nel contempo molte donne con figli, che ricordo sono il 75% delle donne (e tra di loro l’80% è sposata) sempre più formate professionalmente, manifestano la necessità di avere più tempo per stare con i figli ed esprimono il forte desiderio di poter far capo soprattutto a congedi non pagati nel primo anno di vita del bambino ed avere l’opportunità di rientrare gradualmente nel mondo del lavoro”.

Fabio Regazzi

Secondo il consigliere nazionale, il nostro Cantone non lo difendiamo con le barriere, ma con la fiducia nei propri mezzi,con una maggiore competitività, una disponibilità all’innovazione e la capacità di osare, e anche con una certa audacia tipica di chi vuole andar oltre schemi e dinamiche prestabilite. “La politica ticinese deve ritrovare un approccio di più ampio respiro, che si basi su criteri oggettivi di analisi e valutazione di tutti quei fattori che favoriscono la mobilità, un’economia solida e innovativa, ma anche il sostegno a realtà industriali già presenti, a una fiscalità più favorevole alle nostre imprese, a un sistema sanitario attento, sia all’uso appropriato e parsimonioso delle risorse, sia alla qualità della medicina”. Grossa attenzione al 9 febbraio, “l’applicazione del voto del 9 febbraio porterà un nuovo modo di gestire l’immigrazione nel nostro Paese. Su questo tema il Governo ticinese dovrà dar prova di ragionevolezza, nel rispetto da un lato del nuovo articolo costituzionale, ma anche delle esigenze del mondo economico. Un approccio troppo emozionale e populista non potrà che alimentare faciloneria ed illusioni di scarsa utilità per il bene di questo Cantone”. E poi ancora parole e proposte sul franco forte, sull’istituzione scolastica, e il risanamento del Gottardo.

Giorgio Fonio

Il sindacalista ha puntato l’attenzione sul rapporto tra lavoratori. “Come affrontare ad esempio il problema della concorrenza tra lavoratori frontalieri e lavoratori residenti? Vi sono settori che necessitano un intervento forte e rigoroso, senza mezze misure. Penso in particolare al settore terziario, mi riferisco in special modo agli impiegati di commercio e della vendita. Due settori dove ogni anno, dalle nostre scuole professionali vengono “sfornati” centinaia di giovani disoccupati. Ma come arginare il fenomeno del dumping salariale e della sostituzione dei lavoratori residenti? Sicuramente attraverso il rafforzamento dei contratti collettivi. In questo modo si potrebbe rafforzare la sorveglianza del mercato del lavoro allo scopo di favorire salari adeguati. Dobbiamo assolutamente fermare la lombardizzazione dei salari e dei modi di fare impresa in atto nel nostro Cantone”.

Fiorenzo Dadò

Dadò non ha risparmiato critiche all’attuale governo ticinese: “Se chi sarà chiamato a guidare il Cantone continuerà con lo stesso lassismo, con la stessa superficialità come è stato in questa legislatura, durante la quale sono stati accumulati altri 600 milioni di debito pubblico portandolo a 2 miliardi, e questo nonostante un aumento delle entrate, non avremo né la forza né le possibilità per affrontare le sfide del futuro e ancor meno i mezzi per aiutare adeguatamente chi si troverà in difficoltà. Le sfide sono qui davanti ai nostri occhi, le avvisaglie sono a dir poco preoccupanti. I dati sono lì da leggere e disponibili per tutti, nessuno ma proprio nessuno potrà dire di non aver visto. Se dal 2004 al 2014 il Ticino ha avuto un incremento di 26’000 posti di lavoro, e oggi fornisce salari a 223’000 persone, com’ è possibile che il 16% dei nostri giovani siano senza lavoro e la disoccupazione e l’assistenza siano aumentate in modo così marcato?”. Per il capogruppo al Parlamento, i problemi vanno affrontati con decisione e pragmatismo: “In questo momento, dobbiamo essere realisti, con le attuali forze politiche così frazionate non ci sono le premesse per trainare il Cantone fuori dal guado e non risolveremo un granché, tranne dare sfogo a qualche sceneggiata. In questi anni sono state immani le energie spese nelle commissioni per cercare una via comune sulle questioni fondamentali, senza praticamente ottenere nessun esito concreto”.

Sabrina Gendotti

Infine Sabrina Gendotti, l’unica donna nella lista, ha pronunciato un discorso tutto propositivo, con diversi punti da attuare. In primo luogo si è concentrata sui giovani per i quali è importante assicurare un posto di lavoro “Bisogna garantire loro una formazione di qualità, potenziare l’orientamento professionale, incentivare ulteriormente i datori di lavoro che assumono i giovani e gli apprendisti”. Anche le famiglie sono al centro dell’attenzione: “Per rivalorizzare le famiglie occorre creare impieghi con percentuali di lavoro ridotte o comunque maggiormente flessibili, ma anche ottenere una minore imposizione del loro reddito, e incentivare l’acquisto o la locazione dell’abitazione primaria nelle Valli, le quali – con l’arrivo di Alp Transit – saranno le nuove periferie degli agglomerati urbani”. Inoltre per Sabrina Gendotti è necessario risanare le finanze cantonali effettuando dei tagli alla spesa pubblica, allestendo una lista dei compiti che possono essere delegati ai privati. Anche la candidata si è espressa per favorire i lavoratori e gli imprenditori del nostro Cantone vista la recente decisione della BNS di abbandonare la soglia di cambio di 1.20 tra l’euro e franco e, considerato l’esito della votazione del 9 febbraio dell’anno scorso contro l’immigrazione di massa, occorre stabilire dei contingenti cantonali per gli stranieri che verranno a lavorare in Ticino”.

Tio.ch; 1.2.2015