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Il presidente: “Non abbiamo un solo mese da perdere. E spero che la Lega non farà un’ostruzione campanilistica. Almeno in memoria di Barra, che capì l’urgenza del progetto”

 di Marco Bazzi

MELIDE – Filippo Lombardi è un fiume in piena. Il progetto della Valascia schizzato da Mario Botta è finito al centro di un fuoco incrociato. Come quando fuori dallo stadio si scatenano sassaiole tra ultrà avversari. “Dagli alla Valascia” sta diventando un nuovo sport cantonale. Il tema si è imposto sul palco dell’attualità di inizio anno, insinuandosi tra proclami e schermaglie politiche, sindromi da 9 febbraio,  catastrofismo da Banca Nazionale e risottate di carnevale.
La polemica sulla nuova pista è montata in piena campagna elettorale e, da politico navigato qual è, il presidente dell’Ambrì sa benissimo che questo è un pericolo in più per un progetto che fin dall’inizio ha avuto vita travagliata.
“Ci sono voluti 4 anni dopo il rifiuto del nostro progetto di ristrutturazione della vecchia Valascia – dice a liberatv – solo perché crescesse in giudicato la modifica del piano regolatore di Quinto che ci attribuisce un nuovo comparto. E nessuno la contestava, non c’era un solo ricorso in ballo! Abbiamo aspettato, segnalando regolarmente l’urgenza del problema, e ora non possiamo più perdere un solo mese. Ne va del futuro dell’Ambrì”.
Franchi tiratori e cecchini si sono appostati sui tetti subito dopo l’apparizione di Botta a bordo campo: era la sera del derby del 9 gennaio. Una decina di giorni dopo c’è stato l’annuncio ufficiale da parte del Club biancoblu: Botta progetterà la nuova Valascia. Da quel giorno si è aperta la caccia. Inutile dire che il dettaglio del mandato diretto affidato a Botta è subito diventato un bersaglio.
Su Facebook è addirittura nata una pagina “Nuova Valascia? No grazie!”. Poi è uscito allo scoperto il deputato leghista Angelo Paparelli: “Se la vogliono se la paghino loro!”. Domenica scorsa anche il Mattino ha fucilato il progetto: “4.7 milioni per la nuova Valascia ci sono, ma i soldi per la Tredicesima AVS agli anziani tici­nesi che tirano la cinghia no! Uella governicchio!”. E anche un tifoso di lungo corso come il consigliere comunale PLR di Lugano Michele Kauz ha criticato pesantemente Lombardi e “la scorciatoia del mandato diretto”.

Presidente, iniziamo da una contestazione di fondo: perché anche i contribuenti che non tifano Ambrì dovrebbero contribuire afinanziare la nuova pista?

“Le pongo alcune contro domande che servono a mettere in chiaro un principio fondamentale della spesa pubblica: perché tutti i ticinesi devono contribuire a finanziare l’aeroporto di Lugano o gli impianti di risalita anche se non usano l’aereo o non vanno a sciare? Lo stesso discorso vale per le ferrovie – chi non usa il treno -, per le scuole – chi non ha figli -… O per l’esercito: chi è contro l’esercito non per questo è esentato dal contribuire alle spese militari. Un altro esempio: la Resega l’hanno pagata tutti i contribuenti di Lugano, anche quelli che tifano Ambrì o che non s’interessano di hockey”.

In più va detto che il contributo cantonale alla Valascia non è un regalo all’Ambrì…

“Esatto, ci sono norme precise che prevedono l’indennizzo in caso di delocalizzazioni per pericolo di valanghe o di frane (ottenuti tra l’altro anche da aziende private che non hanno a che fare con lo sport), ci sono finanziamenti destinati alle politica regionale per le zone periferiche e ci sono i fondi Sport Toto dedicati alla promozione dello sport. È in questo quadro che si situerà il sussidio cantonale alla nuova Valascia. In ogni caso, per buona pace di tutti coloro che oggi gridano allo scandalo, ricordo che tutti questi crediti passeranno in Gran Consiglio e saranno referendabili”.

Ma presidente… quel mandato diretto a Botta non lo si poteva evitare? Sa come reagisce la politichetta ticinese quando sente la parola “mandato diretto”…

“C’è una grossa confusione in parecchi spiriti – compresi quelli che si sono espressi pubblicamente contro la nostra scelta – tra ente pubblico e soggetto privato a beneficio di sussidi pubblici. L’ente pubblico ha condizioni più vincolanti, molto meno un soggetto privato che per seguire la via del mandato diretto rinuncia, come noi faremo, a una parte di sussidio: per la precisione al sussidio relativo alla parte di progettazione architettonica. È tutto in regola, perlomeno secondo il parere legale in nostro possesso. Ora attendiamo fiduciosi la risposta del Consiglio di Stato alla Gestione”.

D’accordo, ma al di là del prestigio della firma di Botta, che dire dell’opportunità “politica”? Il mandato diretto era davvero indispensabile?

“Certo! Noi dobbiamo imperativamente presentare la domanda di costruzione entro l’estate e ottenere la licenza edilizia entro fine anno. Poi dobbiamo concludere le procedure di appalto entro fine primavera seguente per iniziare i lavori nell’estate 2016 e terminare la costruzione nell’estate del 2018. Questi tre anni sono il massimo assoluto delle proroghe possibili, perché il regolamento sulle infrastrutture, adottato dall’Assemblea della Lega Nazionale, impone di avere gli stadi in regola fin dal 2015. Finora ci siamo salvati perché anche altre società erano in ritardo. Ma con l’inaugurazione della pista di Bienne quest’estate e l’inizio dei lavori a Friborgo entro l’anno, Ambrì resterà l’unico fuori norma. Non illudiamoci che ci vengano fatti regali: sappiamo quanto ci vogliono bene oltralpe e sappiamo che nel 2018 ci saranno esattamente 12 società in regola per 12 posti in NLA. Per quale motivo dovrebbero  lasciarne in B una che è in regola, solo per fare un favore a noi che non lo siamo?

Dunque non avete più tempo?

Esatto, non abbiamo un mese da perdere. La prima scadenza non è il 2018, ma il luglio 2015 quando dovremo ottenere la licenza per la stagione 2015-16 dimostrando di aver iniziato la procedura e di poter realisticamente finire la costruzione entro il 2018. Altrimenti, niente licenza, punto e a capo! A riprova della nostra buona fede, ricordo che tre anni fa avevamo incaricato un architetto di allestire il bando per il concorso. Allora il tempo c’era, oggi non c’è più. Per questo avevo lanciato un grido d’allarme nell’agosto 2013 in occasione della presentazione della squadra: se andiamo avanti di questo passo non ce la faremo mai, avevo detto. Non a tutti era piaciuto, ma il Consigliere di Stato Michele Barra, peraltro sostenitore del Lugano, aveva capito l’urgenza e accelerato i tempi. Almeno in sua memoria mi auguro che il suo partito non voglia fare adesso ostruzione campanilistica”.

Lei pensa che si stia formando un fronte anti-Ambrì?

“Non credo. Penso piuttosto che in questo momento ci sia una reazione corporativa da parte della categoria degli architetti, che forse temono un precedente per futuri appalti pubblici. Ma è una reazione del tutto ingiustificata alla luce delle spiegazioni che abbiamo fornito, documentate e documentabili. Qui non c’è da scegliere fra la nostra strada e un concorso (addirittura internazionale, come chiede qualcuno, con buona probabilità che lo vinca semmai un architetto straniero). Qui c’è da scegliere fra questa strada e il nulla. Perché se si perde il treno che ho descritto, di concorsi non se ne faranno comunque. Poi ovviamente qualcuno potrà sempre pensare che sarebbe meglio continuare a investire molte decine di milioni in stazioni sciistiche e sale multiuso di valle, piuttosto che 15 in un centro polifunzionale come la nuova Valascia, che vuol dare un futuro a tutta una regione”.

Ma alla fine quando costerà la nuova Valascia e quanto costerà la firma di Mario Botta?

“Se facciamo solo quanto serve all’HCAP, parliamo sempre ancora dei 35 milioni preannunciati quattro anni fa. Se vi aggiungiamo altri contenuti che permettano la sinergia con altre attività significative utili alla regione, arriviamo a 45. La parte di pura progettazione architettonica ne rappresenterà circa il 3%, offerto da donatori privati e quindi non sussidiabile. Tutto il resto andrà a concorso. Comunque, per ora non abbiamo attribuito nessun mandato a Mario Botta, né ovviamente firmato alcun contratto. Con grande trasparenza, appena ricevuto lo studio di fattibilità architettonico-paesaggistica chiesto dal Comune di Quinto a Botta, abbiamo subito convocato una conferenza stampa e annunciato le nostre intenzioni. I dettagli vanno ancora discussi, ma soprattutto ci pare evidente che dobbiamo attendere la risposta del Consiglio di Stato alla Commissione della Gestione”.

Tra i maligni c’è anche chi sostiene che la costruzione del nuovo stadio sarà in qualche modo un sistema per risanare le finanze del Club. Sa bene, quando ci sono di mezzo tanti soldi non è difficile dirottarli su altri fronti…

“Ecco, altri sospetti! Non so chi possa sostenere una testi tanto assurda. Primo: l’HCAP e la Valascia SA sono due società chiaramente separate. Secondo: il Comune di Quinto dovrebbe entrare con una quota minoritaria nel capitale della Valascia e sarà certo molto attento a evitare travasi indebiti di capitali. Terzo: il Cantone come in ogni lavoro sussidiato controllerà ogni conto prima di elargire anche un solo franco”.

Filippo Lombardi, sinceramente, se potesse tornare indietro rifarebbe il presidente dell’Ambrì?

“Alla luce di quello che sto vedendo in queste settimane, probabilmente no! Perché se far qualcosa di concreto per la propria valle ti getta in un groviglio di accuse e sospetti da parte di corporazioni interessate, oscuri dietrologi e soliti avversari fin troppo lieti della ghiotta occasione, mi domando davvero se ne vale la pena”.

Quanto le sono costati in termini di soldi questi anni di presidenza?

“Guardi, forse a volte mi piace metterla giù un po’ dura in politica, ma detesto farlo sui soldi. Quindi non mi faccio pubblicamente i conti in tasca. D’altronde, salvo a Kloten dove la cosa è ben nota dopo l’ultimo salvataggio, non lo fa nessuno dei mecenati che permettono a quasi tutte le società di Lega Nazionale di coprire i deficit anche ben più importanti di quelli dell’Ambrì”.

Ma nonostante le iniezioni di capitale il club è sempre con l’acqua alla gola…

“Quando sono diventato presidente ho detto chiaramente che il deficit strutturale dell’Ambrì è di due milioni all’anno. Le cose sono un po’ migliorate, grazie agli aumenti di capitale e agli amici del club che in questi anni hanno contribuito alla causa. Ma il problema di fondo rimane. In quasi tutte le altre società di Lega Nazionale vengono immessi ogni anno somme che vanno dai 5 ai 12 milioni. L’Ambrì non ha purtroppo grandi mecenati alle spalle ma deve battersi comunque, e sopravvivere, in un campionato economicamente dopato”.

Ma allora a che vale tutto questo impegno: mantenere competitiva la squadra, costruire il nuovo stadio…?

“Il mio impegno non è mai stato motivato dalla ricerca di gloria sportiva, comunque effimera e poco verosimile ad Ambrì, ma dal tentativo di fare qualcosa per la Leventina. Sono ormai diventato il presidente più longevo dell’HCAP per numero di partite, ed è già una bella risposta a chi si era affrettato a sospettare (già allora!) che volessi solo fare una toccata e fuga in termini elettoralistici. Adesso vorrei lasciare qualcosa di concreto, di tangibile, alla mia valle, oltre che assicurare il futuro della società sportiva. Da qui l’idea non di un semplice capannone per una pista di ghiaccio con un paio di tribune, ma di una realizzazione che riqualifichi la regione e possa attirare gente e attività ben oltre le semplici partite di hockey”.

LiberaTV 5.2.2015