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Analizzare la situazione. Definire gli obbiettivi. Scegliere i mezzi per raggiungerli. Incaricare le persone giuste. Controllare i risultati e correggere dove necessario.

Non è in fondo una “mission impossible” quella che il Comitato cantonale del 20 maggio ha assegnato al GOP (che come sigla rassomiglia al “Great Old Party, i Repubblicani americani, ma significa soltanto “Gruppo Operativo Partito”), gruppo che mi è stato chiesto di coordinare nei prossimi mesi.

Si tratta di passare rapidamente in rassegna punti forti e debolezze del partito, intervenendo con determinazione laddove emergono le carenze, assicurando la gestione corrente del Partito, preparando le elezioni federali e gettando sin d’ora le basi per le Comunali. Ovviamente si tratta anche di cercare un nuovo presidente, o meglio un nuovo gruppo dirigente, perché non crediamo nel cosiddetto “uomo della provvidenza” al quale troppo facilmente tutti scaricano la patata bollente. Mente invece il futuro del partito parte da un’ampia responsabilizzazione di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, chiamati ciascuno a fare la propria parte nella funzione che esercita oggi o che potrebbe essere portato ad esercitare domani.

Con questo spirito umile e costruttivo bisogna reagire alla sberla del 18 aprile. Forse – ho detto in un’intervista a LiberaTV – dovremo dare un piccolo elettrochoc al partito, per far reagire l’organismo affinché il cuore ricominci a battere come deve.

Le piste sono a prima vista diverse, e ne parleremo apertamente con la nostra base in occasione degli “Stati Generali del PPD”, convocati sotto forma di Comitato Cantonale allargato il prossimo 6 giugno a porte chiuse. Ci chiederemo se la nostra struttura organizzativa è ancora funzionale, partendo dagli Statuti per passare agli organi e alle persone che li compongono o li dirigono. Verificheremo quanto il nostro programma e le nostre proposte politiche riescano ancora a parlare ai cittadini e a conquistare il loro consenso. Indubbiamente dovremo rivedere il nostro metodo di lavoro e le nostre strutture professionali, dal Segretariato al giornale, alla comunicazione in genere.  E senza esitazioni dovremo rimetterci a fare con i nostri giovani, i nostri quadri ed i nostri eletti, quella formazione politica che a parole si riconosce spesso come importante, ma che nei fatti si dimentica quasi sempre di fare.

Tutto questo va fatto, presto e bene. Non si tratta di riscrivere un “Rapporto Jauch” o un “Rapporto Grassi”, per quanto importanti siano stati questi sforzi di analisi e di autocritica. Si tratta piuttosto di privilegiare subito alcune piste operative onde dare risposte concrete e rapide ai mali del partito e alle aspettative dei cittadini.

Se riusciremo a fare questo lavoro entro settembre, propongo che il congresso elettorale – destinato a lanciare la volata verso le federali – preveda anche la nomina del nuovo presidente e l’adozione delle misure di riorganizzazione proposte. Se invece ci volesse più tempo, un secondo congresso dovrebbe comunque aver luogo entro fine anno per le questioni interne.

Sia ben chiaro: la ricerca del nuovo presidente deve essere l’occasione per analizzare alla base il malessere che talvolta avvolge il Partito e per darli riposta sotto forma di nuove strutture e persone, pronte a funzionare a dovere sotto la nuova regia. Altrimenti ripeteremmo l’errore del passato: trovare una vittima sacrificale e scaricargli tutto il peso del partito.

Ora, non è questo che vogliamo, ma una svolta veramente radicale del nostro modo di far politica, del nostro modo di essere partito. Solo così troveremo la strada per tornare ad essere propositivi e individuare il nostro potenziale di recupero e di crescita. Che esiste certamente, basta vedere come sta reagendo il PPD di Ginevra, capace di vincere tre elezioni di fila: le ultime nazionali, le cantonali dell’anno scorso e adesso le comunali. Non scoraggiamoci, insomma: dalle sconfitte i po’ e si deve trarre la spinta per risalire la china. Grazie a tutti coloro che son pronti a darci una mano!

Filippo Lombardi