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I popolari democratici puntano su giovani, donne e rappresentanti di area per confermare i seggi al Nazionale di Fabio Regazzi e Marco Romano. Plebiscitato il ritrono di Filippo Lombardi agli Stati.

di Davide Adamoli

Ieri sera, il caldo respirato nella sala del Centro della Protezione Civile di Rivera, in occasione del Comitato cantonale PPD non era torrida solo per il caldo estivo. Per i popolari democratici ticinesi infatti le prossime elezioni federali saranno un banco di prova molto importante, dato che a rischio c’è uno dei due seggi al Nazionale, oggi occupati da Fabio Regazzi e Marco Romano. E dopo la sconfitta di aprile, nelle fila degli azzurri ieri sera s’è respirata voglia di una ripartenza.

Gli otto per il Nazionale

Questa stessa voglia di nuovo, di vivacità è stata anche uno dei leitmotiv che ha guidato la fomrazione della lista per il Nazionale, confezionata dalla commissione cerca guidata da Simonetta Biaggio Simona. Accanto ai due uscenti il PPD ha deciso di lanciare nella corsa Giovanni Berardi (Breno, ingegnere agronomo), Benedetta Bianchetti (Viganello, avvocato), Alice Croce Mattei (Bellinzona, Giurista), Nadia Ghisolfi (Dalpe, segretaria regionale di Transfair), Lorenzo Jelmini (Lugano, sindacalista OCST) e Marcello Tonini (Aurigeno, amm. delegato Radio Fiume Ticino). Una lista accolta con calore dai presenti, al pari delle due lanciate da Generazione Giovani, con candidati che hanno puntato sui temi ma anche sui valori fondanti del PPD. Fra questi gli uscenti hanno pure sottolineato il lavoro svolto, fra S. Gottardo, rapporti Svizzera-Italia, mercato del lavoro (Regazzi), guardie di confine, migrazione e difesa della vita (Romano).

Lombardi agli Stati

Oltre al Nazionale, gli Stati. Per il PPD il candidato è il Consigliere agli Stati uscente Filippo Lombardi, attualmente anche capogruppo del PPD a Berna. La sua riconferma quale candidato ha richiesto una deroga dagli statuti che impongono un massimo di 16 anni di permanenza nelle diverse cariche. Malgrado qualche rara voce dissenziente, alla fine una maggioranza di 111 «sì» contro 16 «no» e 6 astenuti ha dato l’OK al senatore uscente. Che ha pure voluto lanciare un messaggio chiaro: «Il Ticino a Berna deve essere fermo ma senza essere sguaiato. Sennò l’atteggiamento di chi non vuole vedere i nostri problemi non cambierà mai».

E il presidente?

Lo stesso Lombardi a inizio serata aveva anche introdotto il Comitato ricordando il lavoro svolto dal gruppo operativo alla testa del partito: «Vi dico da subito che non arriveremo ad inizio settembre con un nuovo presidente. Prima vogliamo fare un lavoro di profonda riorganizzazione del partito, ridando un ruolo alla Direttiva, come cinghia di trasmissione fra la base e i vertici e svolgendo un sondaggio serio, scientifico, fra i nostri simpatizzanti sul futuro del partito, sui temi e l’organizzazione e il nome. Questa dunque è la strada verso il futuro: per ora la prima tappa si chiama Federali. Il gioco vero, e duro, per il PPD è già iniziato.

Giornale del Popolo, 30.6.2015