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MICHELE GUERRA RELATORE NUOVA VALASCIA

Con la domanda di costruzione inol­trata al comune di Quinto, è oppor­tuno che le polemiche cedano il passo ad una riflessione più pacata. Che la nuova struttura sia un polo di rina­scita per la depressa regione della Le­ventina mi sembra evidente, ed è la ragione principale del mio impegno a suo favore. Questo può però accadere solo se parecchi partner uniranno i loro sforzi per far vivere e riempire di contenuti la nuova struttura, e se al tempo stesso tutti eviteranno di met­terle i bastoni fra le ruote.

Il finanziamento privato

Non c’è solo il problema dei tempi imposti dalla Lega hockey, ma è sem­pre aperta la sfida del finanziamento privato, che dovrà coprire ben due terzi dei costi dell’impianto. Per que­sto non si può parlare di “regali” quando l’ente pubblico copre al mas­simo un terzo dei costi di sostituzione di una struttura con grande valenza economica e regionale che purtroppo deve essere delocalizzata su ordine dello stesso ente pubblico.

Inoltre, dei tre crediti per complessivi 15 milioni, il primo era dovuto per la legge sulla delocalizzazione, il se­condo si basava sui criteri di promo­zione sportiva del fondo Sport-Toto ed il terzo era già stato votato dal Gran Consiglio come credito quadro di complessivi 13 milioni (per la Va­lascia se ne sono usati 3) per la poli­tica regionale da destinarsi a progetti regionali importanti (e il permettere di continuare ad una pista di Lega A è certamente pagante dal punto di vista regionale). Nulla quindi di in­ventato.

Un giusto contributo

Spesso a Berna chiediamo solida­rietà verso il Ticino tartassato. Di fronte ai bisogni di una regione pe­riferica del Cantone, confrontata a grosse difficoltà e costretta a rico­struire il suo cuore pulsante sportivo mi pare giusto che si dia un contri­buto, previsto del resto dalla legge, per evitare che muoia una realtà si­mile. Chi poi pensa che il risparmio all’interno dello Stato passi dal non dare fondi per salvare questa realtà, come economista non mi trova d’ac­cordo.

Senza soldi tutto bloccato

Se non avessimo dato questi aiuti, la nuova Valascia non avrebbe potuto partire, la valle Leventina si sarebbe ulteriormente impoverita, perdendo una realtà che produce da sola 13 milioni di introiti regionali l’anno (si arriverà ai 30 durante la fase di co­struzione) e le spese per lo stato si sarebbero moltiplicate. Tagliare gli investimenti delocalizzati nelle re­gioni periferiche con la finalità di ri­sparmiare alla fine porta ad aumentare la disoccupazione, i defi­cit comunali, a togliere linfa vitale a regioni già povere e quindi ad avere spese protratte nel tempo superiori a quelle risparmiate.

L’ultimo impulso per il mio impe­gno viene poi dal lavoro dei nostri Consiglieri di Stato. Non solo Nor­man Gobbi – per ovvie ragioni val­lerane – ma Claudio Zali che da direttore del Dipartimento responsa­bile ha generato e sostenuto il dos­sier in prima persona con grandissima competenza (bravo!) e anche il compianto Michele Barra che con il suo operato a capo del DT ha gettato vere e proprie fonda­menta. Senza dimenticare la mag­gioranza del gruppo parlamentare della Lega. Per me la conclusione è chiara: questo progetto è utile e va­lido sotto ogni punto di vista.
Il mattino della domenica, 12.7.2015