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di Filippo Lombardi, Presidente del Gruppo PPD alle Camere federali

I sondaggi vanno sempre letti con la necessaria prudenza: il solo veramente affidabile è quello del popolo che vota. Rimaniamo dunque prudenti sull’adesione massiccia al progetto “tunnel di risanamento del San Gottardo” che l’ultimo sondaggio del Sonntagsblick pronostica con un 71% di “si” contro solamente un 21% di “no”. Ciò detto, esprimendo ancora una volta rammarico per la mancata consultazione della Svizzera italiana, è importante rilevare l’evoluzione positiva della sensibilità e della solidarietà svizzero-tedesca e romanda sul grave problema con il quale il Ticino sarebbe confrontato, fra qualche anno, in caso di chiusura del tunnel esistente per i tre anni necessari al suo risanamento.

Una catastrofe per l’economia, il turismo e gli abitanti stessi se si considera che gli itinerari alternativi (Passo del San Gottardo, San Bernardino, Sempione…) sono sia insufficienti, sia chiusi per metà anno, e che le costose navette ferroviarie “brevi” (KurzRoLA), proposte dagli oppositori, non hanno fin qui convinto nessuno, tantomeno ad Uri e nel Ticino.

Il sondaggio, se sarà confermato dalle urne il prossimo 28 febbraio, dà ragione a Doris Leuthard (per la quale alcuni prevedevano nuove sconfitte dopo la vignetta autostradale, ovvero la Legge RadioTV ed appunto il San Gottardo…). È infatti stata lei a far pendere la bilancia per la soluzione che Consiglio federale e Parlamento hanno in seguito approvato, ed è stata soprattutto lei ad aver voluto che questa decisione passasse per una legge sottoposta a referendum affinché il popolo potesse esprimersi.

Era un rischio non necessario: trattandosi del rifacimento di un tratto esistente, senza aumento di capacità, il Consiglio federale avrebbe potuto decidere da solo senza passare da Parlamento e popolo. Aver optato per il progetto di legge “referendabile” è stato un gesto coraggioso ed è particolarmente apprezzabile che la solidarietà confederale stia ora funzionando. La Svizzera, federalista ed attenta alle sue minoranze ed alle sue regioni periferiche è fatta anche di questi gesti molto concreti. Grazie dunque, cari compatrioti del Nord, dell’Est e dell’Ovest!

Evitare l’isolamento del Ticino non è chiaramente il solo argomento a favore di questa soluzione. La conseguente separazione dei flussi di traffico permetterà finalmente di trasformare il San Gottardo – potenzialmente il tunnel autostradale più pericoloso dell’intera Europa, la cui costruzione in questa forma sarebbe oggi vietata da tutte le norme vigenti – in un collegamento sicuro e percorribile senza patemi. Non è cosa da poco e giustifica ampiamente il miliardo di costi supplementari generati da tale soluzione!

Agli avversari che parlano sempre di tre miliardi, è infatti doveroso ricordare che il risanamento del vecchio tunnel costa comunque 700 milioni, quale che sia la soluzione scelta. La differenza reale è dunque fra i 2 miliardi necessari per il secondo tubo, oppure il miliardo richiesto dalle costose e insufficienti misure d’accompagnamento proposte dagli avversari (terminal giganteschi per navette riservate ai camion a Erstfeld e Biasca, enormi installazioni per le navette destinate agli autoveicoli a Göschenen e Airolo, il tutto da demolire dopo tre anni…).

Ecco, è questa la differenza: un miliardo in più per una soluzione sicura ed orientata al futuro, senza gravi ricadute per le regioni direttamente toccate dal progetto. Un miliardo proveniente dalla cassa ordinaria per la manutenzione delle strade nazionali, che quindi non intaccherà alcun altro investimento previsto per altri tratti autostradali in Svizzera. Converrà ricordare tutto ciò ancora diverse volte da qui al 28 febbraio 2016!

Corriere del Ticino, 22.7.2015