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Opinione per CdT

Se il 51% rivuole Widmer Schlumpf…

di Filippo Lombardi, consigliere agli Stati PPD

Il 51% degli Svizzeri sarebbe favorevole alla permanenza della signora Eveline Widmer-Schlumpf in Consiglio federale, ci dice l’ultimo sondaggio del Sonntagsblick. Essendoci rallegrati tre settimane prima perché la stessa fonte dava un 70% a favore del tunnel di risanamento al S. Gottardo, non faremo le pulci all’attendibilità di quest’ultima rivelazione, salvo ricordare che i sondaggi non sono una votazione, che hanno sempre un margine d’errore e che fotografano solo una “percezione” ad un determinato momento.

Siccome il popolo ha respinto pochi anni fa la possibilità di eleggere direttamente il Governo, non avremo del resto mai la controprova del sondaggio su EWS. Ma son convinto che se si fosse posta un’altra domanda, ovvero “È giusto che il primo Gruppo alle Camere federali disponga di due rappresentanti in Consiglio federale?” si sarebbe ottenuta una risposta ben più favorevole al risicato 51% ricevuto dalla ministra delle finanze, dunque ben oltre i limiti dell’elettorato di fede UDC.

Perché in fondo è questa la vera questione che tormenta la Svizzera da otto anni, ovvero dall’infausto 12 dicembre 2007, quando una coalizione poco avveduta la elesse al posto di Christoph Blocher, innescando la principale crisi che oggi ancora avvelena la politica federale. Certo, la giustificazione a quel momento era che la signora faceva parte dell’UDC, di cui era consigliera di Stato grigionese, e che quindi la concordanza formale veniva rispettata.

Anche i socialisti in fondo nel 1993 avevano subito lo stesso affronto, con l’elezione da parte dei deputati borghesi del moderato Francis Matthey al posto della candidata ufficiale Christiane Brunner. Matthey  ebbe peraltro il buon senso, dopo una settimana di mal di pancia, di rinunciare alla carica, permettendo così l’elezione di Ruth Dreyfuss quale soluzione di compromesso.

Non bisognava essere il Mago Otelma (avrebbe detto il Nano) per sapere che invece EWS non avrebbe rinunciato, e che la reazione blocheriana sarebbe stata pesante. Tanto pesante che oggi ancora ne sentiamo le conseguenze, e non sono buone per il Paese (ammesso che a qualcuno interessi ancora, in questa selva dove ciascuno cerca solo il proprio tornaconto personale e partitico).

Prevedendo esattamente questo danno, fummo in 12 membri del Gruppo PPD alle Camere federali ad opporci all’operazione cucinata con Socialisti e Verdi dai nostri capi Darbellay e Schwaller e comunicataci in seduta di Gruppo alle sette di mattina dello stesso 12 dicembre, un’ora prima dell’apertura del voto!  Facevo dunque parte – come ha sempre saputo lo stesso Blocher: l’elenco fu pubblicato da un giornale a lui vicino – di coloro che si opposero in Gruppo e in Assemblea federale a questa manovra ritenendola un errore.

Dodici dissidenti del PPD sarebbero ampiamente bastati a rieleggere Blocher, se non fosse avvenuto contemporaneamente un travaso inverso di voti liberali radicali (conteggiati sulla carta assieme a quelli dell’UDC) a favore di EWS, il che – assieme a qualche astensione tattica – la riportò in maggioranza. Tali nomi non furono mai pubblicati, anche se qualche idea in merito ce l’ho… Questa è la vera storia dell’elezione della signora Widmer Schlumpf, oggi ancora sgradita a molti Ticinesi, principalmente per la politica seguita in questi otto anni.

Chiedersi dunque – come ha fatto qualcuno recentemente – se “Lombardi sosterrà ancora la signora Widmer Schlumpf” è tendenzioso e fuorviante. Lombardi non può sostenerla “ancora” per il semplice fatto che non l’ha sostenuta “allora”! Fin dal giorno della mia elezione a nuovo capogruppo PPD, ho del resto risposto a tutte le interviste ribadendo il semplice concetto citato sopra: per la stabilità della politica svizzera, il primo Gruppo in Parlamento deve avere due Consiglieri federali.

Certo, l’UDC è chiamata a presentare due valide e credibili candidature: non è sempre stato così, ma capita invero anche ad altri partiti. Il nuovo Parlamento – che a dicembre conterà un buon terzo di nuovi deputati, per cui è difficile prevederne oggi la composizione e le mosse – sarà chiamato a vagliare attentamente tutte le candidature, non solo quelle che provengono da un preciso partito! Alla fine ciò che conta per la Svizzera e per gli Svizzeri, è essere governati, rappresentati e difesi da persone di valore, credibili in patria e all’estero!