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Filippo Lombardi spara sull’iniziativa per annullare il 9 febbraio. “È un colpo gobbo senza pari”

È quindi riuscita l’iniziativa RASA (“Raus aus der Sackgasse”, “fuori dal vicolo cieco”), che chiede semplicemente di abrogare l’articolo costituzionale accolto il 9 febbraio 2014 dal popolo svizzero con l’approvazione dell’iniziativa UDC sull’immigrazione di massa.

Secondo i suoi promotori, si tratta dell’unica soluzione per uscire dall’impasse nei rapporti con l’Unione europea. Ma non tutti la pensano così.

Il senatore Filippo Lombardi, ad esempio, la ritiene “un’autentica pugnalata nella schiena del neo-capo negoziatore Jacques De Watteville e dello stesso Consiglio federale.”

In un’opinione pubblicata sul Giornale del Popolo, il consigliere agli Stati ticinese ribadisce di considerare legittima l’iniziativa RASA, dato che ovviamente la nostra democrazia diretta permette di chiedere di rivotare a distanza ravvicinata su di un articolo appena accettato. “Ma (quasi) altrettanto ovviamente si tratta di un grave errore” scrive Lombardi, ricordando che siamo solamente a metà dei tre anni concessi al Consiglio federale per negoziare una formulazione più restrittiva dell’Accordo bilaterale di libera circolazione delle persone con l’Unione europea.

Il Consiglio federale sta facendo tutto il necessario per rispettare questa scadenza di tre anni. Dunque “hanno torto tanto gli impazienti che scalpitano e si chiedono “come mai non si è ancora fatto nulla?” quanto i promotori di RASA che rimettono in questione una decisione popolare che non hanno gradito”, sostiene Lombardi.

Il senatore ricorda poi che proprio settimana scorsa il Governo ha finalmente nominato il capo negoziatore unico nella persona di Jacques De Watteville. E che qualche segnale positivo per le trattative sta giungendo, per esempio dal ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier o dal Regno Unito, che a sua volta chiede un ripensamento della libera circolazione. Quindi, “consegnare oggi l’iniziativa RASA è un colpo gobbo senza pari.”

“Infatti, come si ci può immaginare che la Commissione accolga il nostro negoziatore, se già si presenta con sul capo la spada di Damocle di una nuova votazione?” prosegue Lombardi. “La risposta è abbastanza scontata: melina prolungata in attesa di un nuovo scrutinio, con la speranza che gli svizzeri da soli risolvano il problema, annullando il voto del 9 febbraio.”

In Europa succede che risultati negativi nei referendum vengano poi cancellati da un voto favorevole un paio di anni dopo, ricorda Lombardi. “Ma la Svizzera e gli svizzeri sono fatti di un’altra pasta, ed è molto probabile che chiamati a rivotare confermino il primo voto con ancora maggiore vigore” conclude il consigliere agli Stati. “A quel punto la frittata sarebbe davvero completa.”