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Filippo Lombardi, patrizio di Airolo, nato a Bellinzona il 29 maggio 1956, cresciuto a Locarno e da trent’anni ospite del Luganese, ha mosso i suoi passi nella politica giovanile cantonale e federale sul finire degli anni ’70, per diventare poi Segretario generale dei Giovani del PPE dal 1981 al 1987, con sede a Bruxelles. Rientrato in patria si è occupato di media, dirigendo dapprima il Giornale del Popolo, fondando poi TeleTicino e riunendo infine nel Gruppo MediaTI Holding tanto il GdP e TeleTicino quanto Radio 3i e il portale Ticinonews.ch. Della Holding è tuttora presidente e azionista minoritario accanto al Corriere del Ticino. Dal 1999 rappresenta il Cantone Ticino al Consiglio degli Stati che ha presieduto nel 2012-13. È stato presidente della Commissione Energia Ambiente e Territorio, di quella delle Costruzioni pubbliche, della Delegazione di vigilanza sulla Nuova Ferrovia Transalpina, della Sottocommissione di redazione in lingua italiana, della Deputazione Ticinese (nel 2000 e nel 2010) e della Delegazione per le relazioni con il Parlamento italiano. Dal 2014 è presidente del Gruppo PPD alle Camere federali e vicepresidente della Delegazione svizzera all’Assemblea parlamentare dell’OSCE.

Senatore Lombardi, Il suo personale bilancio di questi quattro anni ?

È stato per me un quadriennio particolare, con i due anni di vicepresidenze e poi di presidenza del Consiglio degli Stati, che hanno comportato compiti molto diversi dal solito e praticamente a tempo pieno, con contatti frequenti e intensi con la presidenza del Nazionale e con i Consiglieri federali, molta rappresentanza a Berna e in tutti i Cantoni, senza contare frequenti missioni all’estero. C’è sempre qualcuno che critica (siamo in Svizzera, diamine!), ma sono convinto di aver fatto bene a tener alto il nome del Ticino e ad allacciare un massimo di contatti a vantaggio della Svizzera, sbloccando spesso dossiers fermi da tempo.

Quali sono stati i successi che si sente di rivendicare?

Il mio successo personale è stato quello di passare quasi immediatamente dalla presidenza degli Stati a quello del Gruppo PPD delle Camere federali. Il successo “ticinese” “stato quello di imporre per la prima volta la presidenza costante in lingua italiana durante tutto l’anno in un Camera del Parlamento, con buone ricadute per l’italianità nella politica e nell’amministrazione federale in genere. Inoltre mi sento fiero di essere stato abbastanza determinante nel far cambiare posizione al Dipartimento trasporti, all’on. Leuthard, al Consiglio federale nel suo insieme e al Parlamento in merito alla galleria stradale di risanamento al S. Gottardo. Ora bisogna ancora convincere il popolo…

 

Violenza a funzionari di Polizia un fenomeno sempre piu marcato ; noi come Associazione Amici delle Forze di Polizia cercheremo insieme ad altri amici, di proporre una modifica dell’articolo 285 CP. Potremo contare sulla sua sensibilità ?

Assolutamente sì! Del resto non è l’unico articolo che andrebbe modificato. C’è anche la punibilità degli atti preparatori e quella della partecipazione ad associazione per delinquere che vanno introdotte. Non capisco perché, fra specialisti e parlamentari che siedono nelle Commissioni degli affari giuridici si imponga sempre ancora la linea garantista, mentre è chiaro che la criminalità si sta evolvendo e che la società deve adeguare le proprie difese. Particolarmente riprovevole è in ogni caso la violenza contro chi si sacrifica per tutelare l’ordine e proteggere le vittime, che va decisamente repressa.

Qual’e’ il vero problema nei rapporti con l’Europa ? Costa manca ? E come ripartire ?

I problemi sono diversi, ma il principale è che chi domina nell’Unione – la Commissione europea e la sua burocrazia, dominante come ovunque, ma anche i principali paesi membri in alleanze spesso variabili – vuole sempre più centralizzare e “uniformizzare” la gente, le regioni, le culture e le nazioni senza riguardo per la storia e le diversità che fanno la ricchezza dell’Europa. Ciò mette pressione già sui paesi membri, con forti resistenze popolari dimostrate da crescenti manifestazioni di piazza e risultati elettorali eclatanti. A maggior ragione questa logica si scontra con il federalismo, la neutralità e la democrazia diretta della Svizzera. Manca il rispetto e manca l’intelligenza di comprendere che così non si rende nemmeno un servizio all’ideale europeo! Ripartire si potrebbe solo dopo uno choc abbastanza grande, come potrebbe essere l’uscita del Regno Unito dall’UE (che mi pare però poco probabile) oppure uno spostamento molto marcato dei rapporti di forza politici in alcuni paesi e nello steso Parlamento europeo. Per il momento la Svizzera disturba soltanto, con le sue richieste di condizioni speciali che i centralizzatori non possono concedere, perché altrimenti dovrebbero concedere un mucchio di eccezioni anche all’interno dell’Unione.

Ritiene che la nostra società abbia sufficienti anticorpi contro la malavita organizzata ? Intendo dire quella che si infiltra nel mondo degli affari e dell’impresa. Glielo chiedo perché il già Procuratore Federale Pierluigi Pasi, responsabile dell’antenna  ticinese del Ministero Pubblico della Confederazione da noi intervistato ha riposto così alla domanda;” Secondo lei, nel nostro Paese c’è piena consapevolezza della minaccia che la criminalità organizzata rappresenta? Pierluigi Pasi “ Secondo me no. In particolare credo che non vi sia ancora piena consapevolezza dei pericoli che dal fenomeno possono derivare a più livelli sul medio e lungo periodo”.

Condivido pienamente l’analisi di Pasi e mi auguro che il Dipartimento federale di giustizia e polizia, il Governo e il Parlamento prestino ascolto ai segnali d’allarme che giungono dalla magistratura e dalle forze di polizia. Come detto sopra: ci sono diversi articoli di legge da adeguare per dare alla società gli strumenti di difesa necessari, ma poi ci vogliono i mezzi di polizia e la volontà politica e giudiziaria necessarie a far rispettare le leggi.

Come valuta la recente decisone “dell’Alleanza contro lo Stato ficcanaso” che ha lanciato il referendum contro la Legge sul Servizio informazioni (LSI) appena approvata dal Parlamento dopo una gestazione durata anni ? No crede che siamo di fronte ad un iniziativa autolesionistica ?

A prescindere dal fatto che la legge in italiano non si chiama così (bensi “Legge sulle attività informative”, un’assurdità che ho invano combattuto in Commissione di redazione), il referendum è irresponsabile e mi auguro che non riesca. Abbiamo già molto ritardo in questo campo, e le modeste misure introdotte con la legge sono a mio avviso urgenti. Nessuno può sostenere che siano pericolose per lo stato di diritto, la democrazia, la libertà di espressione, la tutela della privacy dei cittadini onesti…