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di FILIPPO LOMBARDI*
Suscitò scalpore oltre San
Gottardo ai primi d’agosto la
mia uscita in cui richiamavo
il doveroso rispetto della
“concordanza aritmetica” in
Consiglio federale, ricordando
di essermi opposto già nel 2007,
con 11 colleghi di Gruppo, al
“complotto” per l’elezione di
Eveline Widmer-Schlumpf
(comunque riuscito, perché
altrettanti radicali fecero il passo
inverso).
È sempre pericoloso aver ragione
troppo presto, e per qualche
settimana ho sentito le pallottole
fischiare… Poi a poco a poco sono
arrivati anche i sostegni: in primis
dai colleghi ticinesi Regazzi e
Romano, poi da una decina di
membri del Gruppo PPD, infine
– domenica scorsa – anche dal
presidente Darbellay, mio garbato
fustigatore estivo. Nel frattempo lo
stesso presidente del PBD Martin
Landolt anticipava che il risultato
elettorale avrebbe determinato
il futuro di EWS, mentre quello
dei Verdi Liberali Martin Bäumle
seguiva sostanzialmente
il mio ragionamento.
Il quadro pareva chiaro, ma
molti media confederati non
intendevano darsi per vinti e
nelle ultime settimane – prima
e dopo il 18 ottobre – si sono
inventati di tutto e di più per
supporre o indurre manovre di
centro-sinistra volte a salvare ad
ogni costo il seggio di Widmer-
Schlumpf o in alternativa a
“regalarne” un secondo al PPD
(regalo avvelenato, come ben si
può immaginare).
Sono state settimane sgradevoli,
perché giustamente molti
elettori (e parecchi membri PPD)
respingevano una simile ipotesi
di “pateracchio” in contrasto con
la volontà popolare emersa dalle
urne, e per niente desiderata
dal Partito, che avrebbe solo da
perderci. Per parte mia, ho chiesto
e ottenuto mercoledì scorso una
comunicazione coerente e chiara:
il PPD non si fa dettare legge
da nessun altro; si pronuncerà
sull’elezione del Consiglio federale
solo quando saranno note le
candidature e non partecipa
a nessuna manovra dietro le
quinte. Infine eventuali accordi
di collaborazione fra partiti di
centro devono basarsi su obiettivi
comuni per tutta la legislatura
e non possono essere vincolati
all’elezione del 9 dicembre.
Può darsi che la signora Widmer-
Schlumpf attendesse segnali di
sostegno prima di comunicare
una sua eventuale ricandidatura.
Questo spiegherebbe la lunga
attesa per l’annuncio arrivato
ieri. Se così fosse, a maggior
ragione è stato giusto esigere il
contrario, ovvero che fosse lei
ad assumersi la responsabilità
della sua personale decisione,
lasciando poi se del caso ai partiti
e ai gruppi la normale libertà
di pronunciarsi conoscendo le
candidature sul tavolo.Ora la chiarezza è fatta, e il
PPD ha già segnalato che riconosce
il diritto dell’UDC a due seggi in
Governo. Ed è bene così, perché
dopo otto anni finisce un’anomalia
che non ha fatto bene al Paese, alla
sua governabilità, ai suoi equilibri
politici e persino alle sue relazioni
con l’Europa. E ciò anche se al
momento dell’elezione la signora
Widmer-Schlumpf era un’apprezzata
Consigliera di Stato UDC, il che
salvava le apparenze (ma non la
sostanza) della “formula magica”,
peraltro inventata dal PPD mezzo
secolo prima…
Lo pensavo otto anni fa, l’ho ribadito
in agosto attirandomi qualche grana
confederata. Sarebbe facile dire
adesso “io l’avevo detto”, ma non è
questa la priorità. Oggi si tratta invece
di far ripartire il dialogo politico
in un clima diverso, con la volontà
di costruire insieme anziché di
bloccarsi a vicenda, mettendo fine ad
un’anomalia che ha profondamente
diviso il popolo svizzero. Per questo
lavoro, il Gruppo PPD che ho l’onore
di presiedere, c’è!
filippo lombardi
* capogruppo PPD alle Camere federali

Giornale del Popolo, 29.10.2015

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