Post Type

Lombardi a 360 gradi sulla crisi dell’Ambrì: dalle critiche a Pelletier all’idea Kossmann fino al contratto di Pestoni

Dall’esonero di Serge Pelletier, sostituito da Hans Kossmann, al derby perso alla Resega, passando per Zanatta e la nuovo pista, finendo con il futuro di Inti Pestoni.

Filippo Lombardi è tornato a parlare in maniera esaustiva del momento delicato della sua squadra, partita con altre ambizioni e ora ultima in classifica.

Laporte, Constantine e adesso Pelletier: nei sette anni del suo “regno” sono tre gli allenatori che Filippo Lombardi ha esonerato. E tutti, guarda caso, nel mese di ottobre.

“Credo ci sia una spiegazione piuttosto semplice. Questo è il momento adatto per cambiare una situazione che non funziona se si vuole ancora salvare la stagione”.

Qualcuno potrebbe dire che ci si poteva pensare prima, ossia alla fine della precedente stagione.

“Di Serge erano tutti entusiasti, soprattutto nel Natale del 2013 quando terminammo con 65 punti e per qualche sera fummo anche primi in classifica. Forse qualcuno ha però dimenticato che poi, fino al termine della stagione, perdemmo 13 delle 18 gare disputate. Sull’onda del buon inizio però a Natale gli prolungammo il contratto fino al 2016”.

Qualcosa però sembrava essersi rotto già la scorsa estate:

“Il 2 aprile feci a Bellinzona un meeting con la squadra per capire cosa non funzionava e dopo quell’incontro tutto mi risultò estremamente chiaro. Avevo avvertito che qualcosa non funzionava per il verso giusto a livello di spogliatoio. Per cercare di ovviare a questa situazione fu infatti ingaggiato un direttore sportivo nella persona di Zanatta”.

Era il periodo in cui contattaste anche Kossmann?

“Sì è vero, lo abbiamo contattato, ma credo sia nel pieno diritto di una dirigenza di preparare i vari scenari. Kossmann in quel periodo era ancora sotto contratto con il Friborgo e noi comunque abbiamo voluto dare a Serge ancora un’occasione. Con Kossmann non parlammo solo del ruolo di allenatore ma anche di quello di direttore sportivo che poi però abbiamo affidato a Zanatta”.

Pelletier si è lamentato di essere stato lasciato troppo solo:

“È ovvio che da quando Serge ha perso il ruolo di direttore sportivo ed è rimasto “soltanto” allenatore, la dirigenza si rivolgeva di più a Zanatta. Ma io sarei sempre stato pronto a un colloquio se me l’avesse chiesto. Capisco che umanamente tutto questo era difficile da accettare e mi spiace tanto ma in questi casi l’interlocutore può essere uno solo e per noi in quel momento era Zanatta”.

A proposito di contratti, Zanatta ne ha uno di durata indeterminata (ossia con disdetta piuttosto breve): non volete costruire qualcosa a lungo termine con lui?

“Sì certo, questa è la nostra intenzione. Prima di tutto voglio ribadire che non abbiamo pensato a lui come allenatore. Tutti erano infatti convinti che se ci fosse stato l’esonero di Pelletier il suo posto sarebbe stato preso da Zanatta. Ma non è così. Il ruolo di Zanatta è molto più ampio. Poi a proposito di contratti, credo sia giusto stipulare quelli a durata determinata con l’allenatore capo e i giocatori che devono conoscere il loro futuro per tempo. Con il resto della piramide non ha senso. Finché si va d’accordo si continua, poi da ambo le parti si ha la possibilità di lasciare”.

Nel Natale 2013 Pelletier ricevette anche un’offerta dalla Nazionale ma lui restò anche perché Lei gli disse che “sarebbe diventato il nuovo Del Curto di Ambrì”.

“In quel momento ci credevo davvero. Ma chi non ci credeva? Per questo, ripeto, gli prolungammo il contratto. Ricordo che i tifosi avevano paura che ce lo portassero via e ci chiedevano di blindarlo. Ormai tutti cercano il loro Del Curto. Anch’io un giorno spero di trovarlo…”.

La sconfitta del derby è stata decisiva nella decisione di esonerare Pelletier?

“Ho visto il derby alla televisione e a volte si vede meglio che dalla pista. Era impressionante la differenza di energia che si notava quando inquadravano le panchine. Il derby l’ha vinto senza dubbio Wohlwend che ha saputo sprigionare quell’energia che invece è completamente mancata alla nostra panchina. E questo ha pesato nella decisione di prendere Kossmann”.

Kossmann l’ha voluto Zanatta?

“Visto che come si sa io l’avevo contattato già a marzo, possiamo dire che è una scelta condivisa. Io l’ho proposto e Zanatta è stato d’accordissimo con me”.

Cosa vi aspettate da lui?

“Che dia ordine e organizzazione al gioco della squadra e che rimotivi i giocatori”.

Non lo erano più?

“Diciamo che c’erano delle falle che si notavano vedendo la partita e che erano difficilmente spiegabili. A differenza di ciò che era forse capitato con qualche giocatore quando c’erano Laporte e Constantine, credo che nessun abbia giocato contro l’allenatore. Questo a Pelletier lo riconosco”.

Se Kossmann dovesse fallire l’obiettivo playoff?

“Vi assicuro che non c’è nessuna clausola stile Fischer-Lugano. A parte gli scherzi, se davvero esistesse quella clausola dovrei farmi spiegare dai colleghi del Ceresio come hanno fatto visto che i miei legali dicono che non si può. Comunque a Kossmann abbiamo chiesto i playoff ma anche se non ce la facesse andremmo comunque avanti con lui”.

In sede di pronostico tutti però erano convinti che questo Ambrì potesse centrare i playoff: non era forse stato detto che era la squadra più forte degli ultimi anni?

“Quest’anno per la prima volta anch’io mi ero lasciato andare con i pronostici e avevo detto che avremmo centrato i playoff. Continuo a pensare che l’obiettivo è ancora raggiungibile e per questo abbiamo cambiato l‘allenatore. Mandare via Pelletier poteva essere impopolare ma per il bene dell’Ambrì l’ho dovuto fare”.

C’era anche una parte che lo voleva però… Insomma, non è stata proprio una scelta così impopolare:

“Sì, è vero. In effetti c’era il “Fans club Pelletier” e il “Fans club Pelletier via!”. Finché non lo esoneri il “Fans club Pelletier via!” ti ritiene un deficiente, quando poi lo fai, il “Fans club Pelletier” ti ritiene comunque un deficiente e un ingrato”.

Tornando a Pelletier, lui sostiene che il “penultimatum” che Lei gli aveva dato dopo la sconfitta con il Kloten ai nostri microfoni non gli era stato comunicato in faccia:

“Un professionista avrebbe dovuto capire quella sera cos’era un penultimatum. Se avessi reagito emotivamente l’avrei licenziato in quel momento e invece ci abbiamo provato ancora, vincendo le due successive partite. Poi però il male si è ripresentato”.

Pelletier esonerato, Scandella confermato: come mai?

“È stata una scelta di Kossmann che conosce l’attaccamento e la disciplina di Scandella. Kossmann ha ricordato che quando è arrivato a Friborgo tutti gli chiesero di licenziare Matte ma lui non lo fece. I due poi andarono molto d’accordo e ottennero grandi risultati. È sbagliato pensare che quando l’Ambrì subisce un gol è colpa di Scandella perché allena la difesa e quando invece fa un gol è merito del capo allenatore. Non funziona così. Tutti devono attaccare e difendere assieme, l’hockey è cambiato in questi anni”.

Da presidente a esperto ormai…

“Diciamo che sono passati i tempi in cui non capivo niente di hockey”.

Di Inti Pestoni cosa mi dice? Resta o va via?

“In estate gli abbiamo sottoposto una bella offerta ma lui e il suo entourage non ci hanno risposto. Allora abbiamo pensato di non continuare con questa telenovela ogni settimana e perciò attenderemo con calma che sia lui a comunicarci la decisione. A me piacerebbe che diventasse una bandiera dell’Ambrì come Nicola Celio ma capisco che sarebbe sbagliato fargli dei ricatti morali e bloccarlo qui se volesse davvero andare via e fare una nuova esperienza”.

Dopo 7 anni alla testa dell’Ambrì Lei sembra ancora piuttosto motivato. Qualche anno fa aveva minacciato più volte che non sarebbe rimasto a lungo:

“Le linguacce dicevano che sarei rimasto solo per le elezioni del 2011 o del 2015 oppure che al primo anno di playoff avrei fatto le valigie e invece non è cosi. Mi sono affezionato a questo club e l’impegno della nuova pista è grosso e sento l’obbligo di portarlo avanti. Così finché avremo almeno posto la prima pietra resterò qui…”.

Luca Sciarini