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Spiega perché non è stato ancora scelto il presidente («ma se volessi farlo io non credo avrei problemi a essere eletto») e parla anche di manovra e tassa di collegamento

BELLINZONA – Il PPD non ha ancora il presidente, ma il tutto è frutto di un processo di rinnovamento che il partito sta avviando: non serve «una vittima sacrificale, un nuovo presidente al quale scaricare tutti i problemi, lasciandolo poi solo, come spesso accade». Parole e musica di Filippo Lombardi, che il Corriere del Ticino ha intervistato a 360°.

Bisogna ritenerlo il nuovo futuro presidente? No, spiega Lombardi, è e rimane coordinatore ad interim anche se nel caso in cui «volessi fare il presidente non credo che avrei troppe difficoltà a farmi eleggere, specie dopo il buon lavoro di squadra fatto dal mio “Gruppo operativo provvisorio” (GOP) in quest’anno di transizione». Il nome della nuova guida era pronto per essere annunciato dopo il buon risultato delle federali, poi si è deciso di concentrarsi sulle sezioni locali in vista delle comunali, con un rinnovamento dal basso. E la direttiva del partito oltre che il Comitato cantonale hanno avallato la scelta ancora settimana scorsa.

Non solo di presidenza ha parlato Lombardi. Sulla manovra, ritiene di non aver stroncato né bocciato niente e nessuno, e che «le misure concrete sono un primo passo, necessario ma non sufficiente per risanare le finanze. Ma credo che abbiamo bisogno di una visione politica e non unicamente contabile per andare avanti».

Tornando alle comunali, per Lombardi era quasi normale la crescita della Lega: era anormale il fatto che raccogliesse meno rispetto alle cantonale e alle federali. «I suoi modi piacciono evidentemente ad una parte dei ticinesi, indipendentemente dal valore dei candidati, dal lavoro fatto o dalle proposte politiche. Agli altri partiti il compito di reagire».

E sul ventilato connubio col PLR, smorza i toni ma apre al futuro: parlare di matrimonio è eccessivo, d’altronde «si tratta di migliorare la collaborazione al centro, per offrire ai cittadini una strada credibile per il governo del Paese, che non ceda alle radicalizzazioni né di destra né di sinistra. Non si poteva far molto durante l’anno elettorale poiché la competizione rimane comunque viva, ed è bene così per la democrazia. Ora mi auguro che qualcosa si muova».

Libertà di voto alla tassa di collegamento vuol dire permettere ai propri sostenitori di scegliere «se premiare la buona idea (sperando che in futuro la legge venga migliorata) o castigare la realizzazione imperfetta e frettolosa (immaginando che il Consiglio di Stato possa riproporre l’idea in una forma migliore)».

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