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Mendrisio, 1. Agosto 2016

Allocuzione di Filippo Lombardi, Consigliere agli Stati

 

Care concittadine, cari concittadini, di Mendrisio e della Svizzera,

 

spesso è difficile trovare le parole giuste per festeggiare il Natale della Patria. Se ricordi il giuramento del Grütli, la storia e le solide tradizioni della nostra Svizzera, molti – soprattutto giovani – troveranno le tue parole nostalgiche e polverose. Se parli di una Svizzera generosa, capace di aprirsi intellettualmente, culturalmente, economicamente ai suoi vicini, agli altri e alle sfide del mondo d’oggi, sei immediatamente tacciato – anche qui da parecchi giovani, specie in Ticino – di voler svendere il tuo Paese all’Europa o ai migranti…

Forse però quest’anno è un po’ più facile parlare di Svizzera agli Svizzeri, evitando entrambi i rischi. Purtroppo lo dobbiamo a tutto quello che vediamo attorno, in paesi vicini e lontani da noi. Questo mondo sta impazzendo: chiunque se ne accorge, sentendo giorno dopo giorno l’interminabile litania di attentati, massacri, uccisioni e deliranti proclami di ogni sorta di estremismi violenti, quelli che sfruttano le aberrazioni del fondamentalismo religioso – che non ha nulla da vedere con la religione vera – ma anche quelli che inneggiano ad ideologie che si credevano passate di moda.

Se il mondo attorno a noi impazzisce – e malgrado le analisi dei vari esperti non riusciamo a capirne le ragioni – ci viene forse più naturale rifugiarci nel nostro guscio svizzero, così sicuro e così confortevole. Ed è anche giusto così, perché la nostra sicurezza è almeno in parte frutto della nostra modestia e piccolezza, di una certa equilibrata saggezza e di un ragionevole controllo del nostro territorio, di cui possiamo andare piuttosto fieri visto quanto succede altrove.

Però questi sentimenti di fierezza e di sicurezza non bastano. Dentro di noi sappiamo tutti, in fondo, che un giorno potrebbe capitare qualcosa di brutto anche a noi. E qualcosa è capitato, due settimane fa, a tre ticinesi che avevano la sola colpa di trovarsi a Nizza. Rivolgiamo un pensiero commosso a queste tre persone, ai loro familiari, alla Francia, alle vittime di quell’odioso attentato come a tutte le vittime della stupidità umana, che è purtroppo illimitata.

Questo triste pensiero ci deve condurre logicamente a non dare nulla per scontato, e a ricordare in questo 1. Agosto 2016 il lavoro e l’intelligenza di chi ha costruito per secoli questo Paese, gli ha dato benessere, stabilità e sicurezza, e ci ha permesso di goderne oggi i frutti.

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Anche oggi, care concittadine cari concittadini, vale la pena dare fiducia a chi è chiamato, in condizioni oggettivamente difficili, a governarci, a proteggerci, a difendere i nostri interessi legittimi di fronte alle minacce ed alle pressioni di ogni genere che ci arrivano dall’esterno. Non penso solo al terrorismo internazionale, ma anche più semplicemente ai nostri potenti vicini, a certi paesi che non esitano a far la voce grossa e a sfoderare pressioni, ricatti, concorrenza sleale e quant’altro contro di noi. E purtroppo anche all’Unione Europea, nata su grandi ideali ma che mal sopporta il “Sonderfall” elvetico, e che non vuole abbandonare la sua rigidità centralistica nemmeno dopo la cocente sconfessione che i cittadini britannici le hanno inflitto scegliendo di andarsene.

Vogliamo allora cogliere l’occasione di questa festa nazionale non per cedere alla retorica del piccolo paese protetto dagli Dei perché ritenuto migliore degli altri, ma per cercare invece in noi stessi e nei nostri valori le radici di questa nostra posizione privilegiata.

Perché certi bellicosi appelli che sentiamo anche in Svizzera, ad impugnare le armi – per ora puramente verbali – contro tutto e tutti, a cominciare da chi non la pensa come noi in casa nostra, non sono di buon auspicio e non appartengono alla nostra tradizione.

La Svizzera è diventata “grande” a modo suo non solo perché ha rinunciato ad essere grande come gli altri, tramite la forza e le conquiste territoriali. È diventata grande perché ha fatto propria la saggezza di San Nicolao della Flüe, perché con la neutralità ha saputo imporsi dei limiti, perché ha lavorato per la pace, perché ha costruito un equilibrio interno che tutti le invidiano. La Svizzera è grande perché nel suo federalismo rispetta tutte le diversità di lingua, di religione, di origine e di opinione di tutti coloro che costruiscono insieme la casa comune.

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Non buttiamo a mare questi valori, magari con l’arroganza di chi pensa che il passato non abbia niente da insegnarci, e che oggi basta gridare più forte per imporsi. A chi ripete ossessivamente – e a volte anche aggressivamente – che dobbiamo “difendere i nostri valori”, rispondo volentieri che prima ancora di difenderli bisogna viverli, questi valori.

Noi vogliamo “vivere la Svizzera”. Vogliamo viverla insieme, non separati, ciascun partito sul suo alpe o nella sua fattoria… Vogliamo viverla in questo giorno speciale, ma anche in ogni giorno dell’anno, per quello che di più bello e prezioso ci ha dato e può darci ancora oggi, anzi oggi forse più di ieri.

Non vogliamo che la nostra identità si diluisca, ma non vogliamo nemmeno che venga rinnegata nell’esasperazione di posizioni radicali, provocatorie, che dividono gli animi, che mettono gli uni contro gli, altri senza comprensione, senza rispetto, senza vero amore per il Paese e per la sua gente. O meglio la NOSTRA gente, quella che fra un attimo, una volta ancor, canterà insieme il Salmo svizzero del 1841. E che, detto fra noi, non sente alcun bisogno di cambiarlo…

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Viva la libertà e viva la democrazia, viva la sicurezza e viva la pluralità del nostro Paese.

Viva la pace e la coesione nazionale.

E soprattutto, viva Mendrisio, viva il Ticino e viva la Svizzera!