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Voto «No Billag è disastrosa e anti-Svizzera» Il comitato contrario all’iniziativa per abolire il canone radiotelevisivo scende in campo in vista del 4 marzo Lombardi: «A rischio un sistema equilibrato tra pubblico e privato» – Abate: «Conseguenze senza alternative» VERSO IL VOTO Uniti contro l’iniziativa: da sinistra Mario Branda, Anna Giacometti, Fabio Abate e Filippo Lombardi. (Foto Reguzzi) MASSIMO SOLARI III II 4 marzo può sembrare lontano. Ma vista la posta in gioco, per dirla con il sindaco di Bellinzona Mario Branda «è cruciale preparare sin d’ora il terreno per non essere costretti a rincorrere». La meta è la votazione popolare sull’iniziativa No Billag che vuole abolire il canone radiotelevisivo e il risultato inseguito dal comitato contrario è quello di convincere i cittadini a dire no. A scendere in campo, ieri a Bellinzona, sono stati oltre a Branda, i consiglieri agli Stati Filippo Lombardi e Fabio Abate e la sindaca di Bregaglia Anna Giacometti.

Quattro co-presidenti per un unico messaggio: «No aun’iniziativa disastrosa per la nostra identità, per le nostre minoranze e per la nostra economia». In sintesi, come sottolineato da Lombardi, «un’iniziativa anti-Svizzera». Il senatore ha infatti precisato: «Qui non si vota su un programma, un presentatore o un’emittente magari poco graditi. Il 4 marzo si vota sull’insieme del sistema radiotelevisivo elvetico. Un modello frutto di anni di lavori e ben equilibrato tra regioni linguistiche, tra emittenti pubbliche e private e tra una dimensione di carattere nazionale e una locale-regionale vicina ai cittadini».

Sì perché come ricordato da Lombardi oltre alla SSR l’imziativa No Billag mette a rischio anche 13 tv regionali e 21 radio locali. Tutte realtà, ha aggiunto, «che sulla scorta di un preciso mandato della Confederazione svolgono un servizio pubblico». Un servizio soprattutto in termini di informazione ed educazione, ma anche culturale e d’intrattenimento. «E No Billag significa annullare tutte le risorse a disposizione per lavorare in questi ambiti» ha evidenziato Abate. Ma non solo, il consigliere agli Stati ha aggiunto: «Non possiamo fare a meno di evidenziare le conseguenze catastrofiche legate a un’iniziativa che non offre alcuna alternativa».

A quantificarle è stato Branda, rimarcando come «non siano pochi in Ticino i posti legati alla radiotelevisione, ossia circa 1.700». Da qui i timori per le ricadute socioeconomiche, ma anche identitarie. «Si sente spesso parlare di coesione nazionale e dei valori svizzeri, quali la pluralità d’opinione, la democrazia diretta o le differenze linguistiche. Valori – ha rilevato Branda – che la nostra radiotv incarna alla perfezione».

Il tutto in un’ottica solidale, che Giacometti ha vissuto sulla propria pelle dopo la tragedia che ha colpito gli abitanti di Bondo: «La serietà dell’ informazione offerta dalla radiotelevisione svizzera ha aiutato tanto la nostra popolazione. Per le regioni periferiche sarebbe tremendo non disporre del servizio pubblico oggi garantito». Ricordando la costante attenzione riservata dalle Camere all’operato della radiotelevisione, Abate ha quindi rilevato: «Se cancelliamo la struttura attuale, precludiamo qualsiasi possibilità di migliorarla». Cosa che ha fatto il Consiglio federale con orizzonte 2019: la legge radiotv muterà e il canone passerà da 451 a 365 franchi. Anche per questa ragione secondo Abate «l’iniziativa non vatemuta, ma rispettata».

Senza inoltre sopravvalutare il fatto che la maggioranza dei partiti avversi No Billag. «Quando vi sono emozioni e pregiudizi in gioco il messaggio politico deve essere ancor più convincente». E a proposito di comunicazione: sia Oltralpe sia in Ticino si guarda all’atteggiamento difensivo dei dipendenti della SSR. «È vero, – ha ammesso Abate – l’ondata emotiva iniziale può aver infastidito. È comprensibile, ma sono sicuro che si esaurirà presto».

Dello stesso avviso Lombardi: «Sarà compito delle aziende agire con maggiore serenità e far valere prima le ragioni ideali di quelle personali». In merito al nostro cantone Abate ha infine avvisato: «Dopo tutti i discorsi sulla difesa delle minoranze fatti per sostenere la candidatura di Cassis in Governo buona parte del Paese guarderà al voto ticinese»..