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Ogni partita centinaia di momò si fanno 200 chilometri per andare a vedere l’Ambrì – Lombardi: «Un’ottima scelta fatta tanti anni fa»

Tra Chiasso e Ambrì c’è un’ora e dieci d’automobile. Centouno chilometri d’autostrada. Chiasso è, in Ticino, il posto più distante dalla Valascia. Lugano invece è soltanto a 26 chilometri e – traffico permettendo – si può raggiungere in 22 minuti. Perché allora la stragrande maggioranza dei momò tifano Ambrì e non Lugano? Perché tra lo zoccolo duro dei tifosi biancoblù – tra i fan irriducibili che non si perdono neppure una partita e che proprio in questi giorni stanno preparando le valigie per andare alla Spengler di Davos – in così tanti sono del Mendrisiotto? È quello che abbiamo a provato a scoprire in questo articolo. Ma sgombriamo il campo da ogni dubbio: di risposte certe, scientificamente provate, non ne abbiamo trovate. Resta però un discorso interessante. Un’anomalia geografica (perché alla fine basta guardare la regione dall’alto per rendersi conto che Lugano, Mendrisio e Chiasso fanno parte di un’unica area urbana, legata a doppio filo) ma anche un caso sociologico. «Perché i momò – tenta di spiegarci qualcuno – provano antipatia per Lugano intesa come centro economico e come club più ricco». Ma è pur vero che tanti, pur essendo nati e cresciuti a sud del ponte-diga, lavorano da una vita a Lugano e dunque in città non devono poi trovarsi tanto male… «È la tipica rivalità tra confinanti», tenta invece di spiegare qualcun altro. «La stessa che spinge tanti di noi ticinesi, nel calcio, a tifare Botswana, Togo o Norvegia quando queste squadre affrontano l’Italia». Ma forse è anche una questione di tradizioni. In Ticino quasi sempre la squadra del cuore la si eredita dalla famiglia. C’è chi cambia nel corso della vita, certo, ma spesso a decidere se saremo biancoblù o bianconeri – se andremo in curva Nord o in curva Sud – è una scelta che inconsapevolmente hanno fatto i nostri genitori per noi. E che ci siamo fatti stare bene.

«Una tradizione di famiglia»
«L’Ambrì è una tradizione di famiglia, ricordi indelebili d’infanzia», esordisce ad esempio un tifoso, confermando la natura ereditaria della passione biancoblù. Se questa passione resta e si alimenta di generazione in generazione ci deve però per forza essere anche dell’altro. Insomma, non sempre facciamo nostri gli hobby dei nostri nonni e genitori, anzi spesso li troviamo sorpassati e noiosi. «È il fascino del paesino di montagna che lotta contro il potere delle città», continua lo stesso fan. Questi biancoblù sono un po’ autolesionisti, si potrebbe pensare. Odietro c’è dell’anacronistico romanticismo? O ancora dell’incapacità di accettare il tempo che scorre e la modernizzazione? Perché oggigiorno i centri sono destinati a diventare sempre più forti e influenti e le periferie sempre più… periferiche. Ma è davvero unicamente un tifo in contrapposizione a Lugano? No. Per moltissimi fan non è così.

«Le mamme e i panini»
«Credo – sottolinea per esempio un tifoso – che lo spirito di unione e vicinanza anche nei momenti difficili sia molto simile a quello che si vive nel Mendrisiotto». «Già da ragazzi – spiega un altro – avevamo la passione per l’Ambri. Mia mamma ci accompagnava in auto a vedere la partita, la riempiva di ragazzi. Si partiva con i panini che mangiavamo in auto». «Mio suocero – conferma un altro tifoso ancora – andava a vedere l’Ambrí con l’ex sindaco di Capolago, Eridano Luisoni, e lui ci diceva sempre che quando aveva circa 10 anni (adesso ne ha quasi 80) andava a sciare con la famiglia ad Airolo e poi si fermavano a vedere l’Ambrì che giocava di pomeriggio».

Mia mamma ci accompagnava in auto a vedere la partita, la riempiva di ragazzi. Si partiva con i panini che mangiavamo in auto

«Col furgone in Leventina»
C’è però anche chi è stato «contagiato» dai compagni di classe. «Quando ero una ragazzina non seguivo l’hockey ma la mia migliore amica aveva il poster dell’Ambrì appeso in camera. Ogni volta che andavo da lei mi diceva un numero e io dovevo dirle a che giocatore apparteneva. Così non mi è mai passato per la testa di tifare Lugano. Poi mi ricordo che a Novazzano c’era proprio il furgoncino che veniva organizzato per andare a vedere le partite. «Io ho un legame particolare – ci spiega un altro tifoso – con l’Ambrì. Siamo nati lo stesso anno, nel 1937. Le prime volte che sono andato a vedere la squadra da bambino mi ha portato un conoscente, poi ho iniziato ad andare di mia iniziativa e ancora oggi sono abbonato. Ricordo che all’inizio degli anni Cinquanta, quando avevo circa 15 anni, scendevo da Arzo a Mendrisio a piedi, poi prendevo il treno per la Leventina. A quei tempi le partite erano di domenica pomeriggio. Durante la scuola reclute accompagnavo invece di nascosto agli allenamenti un giocatore, soldato anche lui».

Sindaci divisi
E i sindaci dei due principali centri momò tifano Ambrì? Samuele Cavadini (Mendrisio) sì, Bruno Arrigoni (Chiasso) no. In compenso il vicesindaco di Lugano (Michele Bertini) è quasi sempre alla Valascia.

Val di Blenio bianconera
Si parla di «anomalie geografiche» nel tifo sportivo. Quella momò non è l’unica. Basti pensare che la Valle di Blenio, vicinissima alla Leventina, è da molti considerata un feudo bianconero. E molti leventinesi, nel calcio, tifano Lugano anziché Bellinzona.

Filippo Lombardi: «Un’ottima scelta fatta tanti anni fa»

«I momò – ci ha spiegato il presidente dell’Hockey Club Ambrì Piotta Filippo Lombardi -hanno fatto un’ottima scelta tanti anni fa. E c’è da dire che sono tifosi fedelissimi». Ma come mai questa regione è così legata ai colori biancoblù?_«Credo perché rispetto al centro dell’economia ticinese, che è Lugano, il Sopraceneri e il Mendrisiotto si sentano un po’ periferici. Questo è il bello dello sport ticinese. Nella massima serie abbiamo due squadre che rappresentano due realtà diverse. Ed entrambe le realtà sono importanti per il nostro cantone. Una rappresenta il centro economico, l’altra ricorda maggiormente la periferia e le tradizioni. Tradizioni che si trovano in Leventina come nelle altre valli e, appunto, anche nel Mendrisiotto. Diciamo che credo sia una sorta di solidarietà tra regioni periferiche».©CdT.ch