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L’INTERVISTA

Il presidente dell’Ambrì Piotta stila un bilancio del torneo grigionese: «Abbiamo onorato l’impegno, altri hanno avuto un atteggiamento che non ha fatto bene alla competizione»

Non si è perso una partita dell’Ambrì né un evento «mondano». A uno di questi ha addirittura cantato la Montanara, venendo poi ritrasmesso sui megaschermi dell’Eisstadion. Per il presidente Filippo Lombardi la prima Coppa Spengler dei biancoblù è stata un successo sportivo e non.

Presidente Lombardi. La sconfitta in semifinale brucia o l’entusiasmo generato dall’Ambrì al torneo è una medicina in grado di guarire ogni malanno?

«Lunedì notte ho dormito sereno e soddisfatto. L’Ambrì Piotta ha onorato la Coppa Spengler, non si è risparmiato e, anzi, è stato un esempio per altre squadre presenti al torneo che hanno mantenuto un atteggiamento un po’ diverso. E questo non ha fatto il bene della competizione e allo sport in generale. La semifinale? Purtroppo abbiamo dato tutto nel primo tempo, quando sarebbe servito almeno un gol in più. Uno sforzo, questo, che abbiamo poi pagato».

Nel complesso l’esperienza davosiana è dunque stata positiva?

«Assolutamente. Sul piano sportivo oltre che per le famiglie, che insieme ai giocatori hanno partecipato al torneo. Non ho visto persone scontente. Ma non dimentichiamo che l’esperienza si aggiunge a quella positiva già maturata in Champions League, lo scorso autunno: sei partite che hanno lasciato in eredità emozioni e al contempo grandi insegnamenti di cui fare tesoro in prospettiva».

E la società in che misura potrà beneficiare della vetrina?

«Effettivamente l’HCAP ha bisogno di farsi conoscere maggiormente. Godiamo di un capitale di simpatia enorme in Svizzera che spesso però è poco monetizzato. E una squadra moderna, per essere tale, ha bisogno anche di carburante per poter restare competitiva».

E la Spengler è stata «redditizia» in questo senso?

«Diciamo che la società ne esce rafforzata sul piano delle discussioni con possibili partner che sono in corso e proseguiranno nei prossimi mesi. Il tutto al fine di determinare il budget degli anni venturi. Qualche cosa pensiamo che il torneo potrà lasciarci».

C’è invece qualche rammarico legato a questa cinque giorni a Davos?

«Sicuramente non aver potuto affrontare il torneo al completo. Detto che siamo molto soddisfatti dei rinforzi che ci hanno aiutato, forse il grande nome avrebbe potuto portare all’Ambrì ulteriore valore aggiunto».

Ma Filippo Lombardi si aspettava un tale affetto per la squadra di Luca Cereda, la sua squadra?

«Mi attendevo una forte presenza di tifosi biancoblù, anche perché da anni si discuteva di una possibile partecipazione alla Spengler. Ci eravamo andati pure vicini. Non potevo però immaginarmi un seguito e una passione così forti e concreti. Peccato che gli organizzatori abbiano sottostimato il potenziale dell’Ambrì, esaurendo nel giro di un giorno le sciarpe e le cuffie targate HCAP (ride, ndr.)».

Il presidente del torneo Marc Gianola ha reso omaggio ai tifosi dell’Ambrì. Il tutto ricordando che esiste la possibilità per un club di fare richiesta di un invito ufficiale. Proverete a esserci anche nel 2020?

«Sia da parte degli organizzatori sia per quanto ci riguarda saranno sicuramente fatte delle valutazioni in merito. E no, una nostra nuova partecipazione non è da escludere assolutamente».

In conclusione il presidente dell’Ambrì quale fermoimmagine sceglie per riassumere le emozioni della 93. Spengler?

«In realtà è un caleidoscopio di momenti positivi. Ma se devo scegliere dico la rete di Giacomo Dal Pian, un ragazzo ticinese capace di andare a segno in semifinale al rientro dopo l’infortunio. E nel quadro di un dei primi tempi più belli della stagione».

cdt 31.12.2019